Bologna, 6 ottobre 2017 - Vanes Casalini avrebbe contratto la legionella polmonare che l’ha ucciso mentre era ricoverato al Sant’Orsola. Lo sostiene la famiglia del cinquantanovenne morto domenica al Policlinico, dove era stato sottoposto a un trapianto di reni lo scorso 7 settembre. Distrutte dal dolore, la moglie Stefania e le figlie Francesca e Chiara hanno spiegato, in una lettera, come sarebbero andati i fatti. "Appare opportuno fornire una corretta rappresentazione dei fatti, per avere contezza della gravità dell’accaduto", scrivono.

Vanes Casalini, "dopo un anno e mezzo d’attesa, lo scorso 6 settembre è stato contattato dal centro trapianti dell’ospedale Sant’Orsola per procedere al trapianto di rene, con la speranza di migliorare le proprie condizioni di salute e la qualità di vita quotidiana. Il 7 settembre, una volta eseguiti tutti gli esami preliminari che hanno accertato lo stato di buona salute e l’idoneità al trapianto, è stato sottoposto a trapianto di rene doppio".

L’intervento, come prosegue la lettera, "ha avuto esito positivo e il decorso nei giorni successivi è stato ottimo, così come definito dallo stesso chirurgo che lo ha operato e dai medici del reparto di Nefrologia".

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La situazione clinica del paziente, fino a quel momento buona, sarebbe tuttavia precipitata il 22 settembre, per un "peggioramento improvviso della condizione clinica generale dovuto a una polmonite bilaterale molto grave che, in data 26 settembre, è stata diagnosticata come polmonite da legionella pneumonie – spiegano ancora –. Purtroppo il caro Vanes ha perso la vita la domenica successiva 1 ottobre a causa della suddetta polmonite". Visto lo stato di salute di Casalini "prima dell’ingresso in ospedale e nei giorni immediatamente successivi al trapianto, considerando che il periodo di incubazione del batterio della legionella risulta essere tra 2 e 10 giorni, come confermato fra l’altro dalle Linee Guida regionali per il controllo e la sorveglianza della Legionellosi pubblicate a giugno 2017 dalla Regione, è verosimile ritenere che l’infezione che ha causato la morte sia di origine nosocomiale. La famiglia confida, comunque, nell’indagine che la Procura sta conducendo al fine di accertare eventuali responsabilità per l’accaduto".

Ieri, intanto, il pm Flavio Lazzarini, titolare dell’inchiesta per omicidio colposo a carico di ignoti, ha conferito l’incarico per l’autopsia, effettuata ieri pomeriggio dal medico legale Sveva Borin. La famiglia, attraverso l’avvocato Andrea Lazzaretti, ha partecipato all’esame col proprio perito di parte, l’anatomopatologo Leonardo Grimaldi. "Aldilà dell’autopsia – ha spiegato il legale – quello che ci preme capire è attraverso quale ‘canale’ Casalini abbia contratto il batterio mentre si trovava ricoverato. E per questo saranno necessari accertamenti all’interno della struttura ospedaliera".