Bologna, 22 settembre 2017 - «Lei capisce l’italiano? Capisce esattamente quello che ci stiamo dicendo? O preferisce farsi assistere da un interprete?». Quando il procuratore aggiunto Valter Giovannini gli ha fatto queste domande, all’inizio dell’interrogatorio, il mediatore culturale pakistano Abid, 24 anni, finito nella bufera per il vergognoso post scritto dopo gli stupri di Rimini, ha balbettato: «Sì, in effetti preferirei farmi assistere da un interprete». È dunque finito così, con un nulla di fatto, l’interrogatorio del giovane, attualmente indagato per istigazione a delinquere e raggiunto nei giorni scorsi da un invito a comparire notificato dalla Squadra mobile. Il fatto poi che un mediatore culturale, per giunta iscritto a Giurisprudenza da gennaio, dica di non riuscire a sostenere un interrogatorio in italiano, può certamente suscitare qualche perplessità. Ma i suoi avvocati, Giuseppe Cherubino e Alessandro Santoro, parlano di un «equivoco» e si dicono pronti a tornare in Procura anche domani, con l’assistenza di un interprete, anche se non è detto che gli inquirenti riterranno necessario riprovare a interrogare il ventiquattrenne.

La vicenda è ormai nota. All’indomani dei terribili stupri di Rimini, Abid scrisse con il nickname Abid Jee, sulla pagina Facebook del Carlino, questo inqualificabile commento: «Lo stupro è un atto peggio ma solo all’inizio... poi la donna diventa calma e si gode come un rapporto sessuale normale». Apriti cielo. Polemiche a non finire e conseguenze immediate per l’autore, prima sospeso e poi licenziato dalla cooperativa per cui lavorava, Lai Momo. I suoi avvocati però non ci stanno: «Lui non faceva il mediatore culturale – dice Santoro –, ma il factotum. Metteva a posto la biblioteca e faceva le pulizie. Parla l’italiano, ma non abbastanza bene da comprendere tutti i termini giuridici. Perciò ha risposto di sì alla richiesta del procuratore aggiunto».

Sui motivi che hanno spinto Abid a scrivere quel post, i legali non si sbilanciano, vogliono spiegarlo prima agli inquirenti.

«Il ragazzo si è pentito – chiude Cherubino – e ha chiesto perdono, ma da allora è stato minacciato di morte, ha dovuto lasciare lo studentato dove viveva ed è stato licenziato. È molto spaventato. Noi siamo disponibili a rifare l’interrogatorio per chiarire tutto al più presto».

AGGIORNAMENTO -  Nei prossimi giorni all'ex mediatore culturale sarà inviato un avviso di chiusura indagine, atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Lo ha fatto mettere a verbale il procuratore aggiunto Valter Giovannini, nel corso dell'interrogatorio del giovane pachistano, interrotto quando questi ha chiesto un interprete.