Loiano (Bologna), 15 novembre 2017 – Il muggito lungo e triste si sente da lontano. Le settanta mucche di Marco Francia, a Loiano, stanno chiedendo acqua. Hanno sete e se grazie al generatore collegato a un trattore il loro padrone è riuscito ieri mattina a mungerle, finché le pompe idriche saranno bloccate dissetarle non sarà semplice. Come l’allevamento di via Roncobertolo, molti altri si trovano nella medesima situazione. La neve pesante, che ha buttato giù i tralicci dell’Enel e lasciato al buio molti comuni dell’Appennino tra lunedì e martedì, ha creato disagi anche alle attività della zona. Allevamenti in primis, come denuncia Coldiretti, ma anche botteghe e ristoranti, rimasti chiusi in mattinata in tutti i centri dove la luce è iniziata a tornare soltanto nel pomeriggio di ieri.

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A Loiano, alle 14, solo un bar al centro del paese era riuscito a tirar su le saracinesche. Se da Giuseppe Lorenzini la corrente è tornata, la maggior parte dei negozi del paese sono ancora immersi in una notte fonda e gelida. «Senza luce, senza riscaldamento... E pure senza acqua e senza telefono. E ci sono tante frazioni isolate», spiega Archimede Tirini. Le strade sono pulite, ma cumuli di neve sono accatastati contro i muri, a volte ostruiscono l’accesso a case e botteghe. Gli abitanti si armano così di pazienza e pale. Matteo Baviera ha 18 anni e aiuta la madre Marina Gualandi a liberare l’entrata del suo negozio. L’altro giorno, uscito da scuola a Bologna, ha preso l’autobus per tornare a Loiano alle 14,45. «Ed è arrivato a casa alle 18,45. Oltre alla neve c’è stata un po’ di sfortuna, perché si è rotta una delle catene del mezzo Tper – racconta la mamma –. Ma possibile che non abbiano potuto mandare un mezzo sotitutivo? Tra l’altro, visto che alcune corse erano state sospese, nell’autobus c’era moltissima gente in piedi. Per quattro ore».

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La questione che non va proprio giù agli abitanti dei comuni dell’Appennino è che appena due anni fa la forte nevicata del 2015 aveva provocato un black out che aveva messo in ginocchio per diversi giorni i paesi: «E ora si ripete la stessa situazione. Ma la manutenzione degli impianti dov’è?», si chiede Elisa Bacchi. A Madonna dei Boschi di Monghidoro, la casa dell’Opera Padre Marella va avanti grazie al generatore. Ma le altre abitazioni sono ancora al freddo e al buio. «Ci hanno detto che sarà così per almeno un altro giorno», dice Vincenzo Bogané. In difficoltà anche gli ospedali di Porretta, Vergato e Loiano: nei primi due sono stati rimandati gli interventi programmati, nel terzo è stata sospesa la seduta di dialisi del mattino. L’Enel spiega di aver sostituito i tralicci danneggiati nel 2015 con linee molto più resistenti, in elicord, un materiale speciale. E quelle avrebbero retto al peso della neve di lunedì, ma non le più vecchie. L’azienda comunica di avere anche provveduto, dove possibile, al taglio degli alberi ‘a rischio’. Tuttavia, ieri alle 20 erano 11mila le utenze ancora senza elettricità tra Monzuno, San Benedetto Val di Sambro, Castiglione e Camugnano, con oltre 500 persone, tra tecnici e imprese, al lavoro per risolvere entro oggi l’emergenza e 200 gruppi elettrogeni movimentati.

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A questi numeri vanno aggiunti i carabinieri delle compagnie di Vergato, del maggiore Sabato Simonetti, e San Lazzaro, del capitano Aniello Mattera, con le stazioni locali e i nuclei, impegnati senza sosta, così come i vigili del fuoco, nel soccorso. Il prefetto Matteo Piantedosi, il questore Ignazio Coccia, il comandante provinciale dell’Arma Valerio Giardina, i vertici di Enel, vigili del fuoco e Protezione civile regionale si sono ritrovati ieri a Monghidoro a un tavolo sull’emergenza con i sindaci dei comuni più colpiti, per stabilire un piano coordinato dei soccorsi. Come spiega il comandante provinciale dei vigili del fuoco Carlo Dall’Oppio, «ieri sono stati oltre cento gli interventi che hanno tenuto impegnate le squadre di tutti i distaccamenti permanenti del Bolognese e dei dieci volontari, otto della montagna. Si è trattato soprattutto di operazioni per liberare le strade dagli alberi caduti: abbiamo avuto anche diciotto squadre fuori contemporaneamente».