Bologna, 2 febbraio 2018 - Arrestati dalla Squadra Mobile di Bologna, con la collaborazione della Polstrada di Bolzano, Seferi Ylli classe 1972 e la moglie Qemalli Valbona classe 1973 entrambi cittadini albanesi, sfuggiti al blitz antidroga fatto scattare con le emissione di 21 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip presso il Tribunale di Bologna nei confronti di due organizzazioni criminali dedite al traffico internazionale di droga. I due, che erano inseriti all’interno del sodalizio criminoso avente la sua base operativa a Castellarano (Reggio Emilia), ricoprivano un ruolo di assoluto rilevo: difatti l’uomo era il vero e proprio capo dell’organizzazione che dirigeva tutte le operazioni degli altri sodali, prendeva accordi con i fornitori della cocaina in Olanda, fissava il prezzo della droga, si recava nei Paesi Bassi per pianificare le varie importazioni ed aveva i contatti diretti con il capo dell’altra organizzazione criminale specializzata invece nella distribuzione di hashish. La donna collaborava in tutto con il marito nella realizzazione delle illecite attività.

Mercoledì 31 gennaio l’incessante lavoro svolto dagli uomini e dalle donne della Squadra Mobile di Bologna non si è fermato all’esecuzione dei provvedimenti restrittivi ma ha visto la sua naturale prosecuzione nell’avvio di un’opera di analisi dei dati investigativi raccolti nel corso dell’esecuzione stessa, tanto da individuare due utenze telefoniche che potevano essere in uso ai fuggiaschi e che erano localizzate nella provincia di Reggio Emilia. Le due utenze sono state viste lasciare la provincia emiliana e dirigersi verso il Brennero. Immediatamente è stato realizzato che i due ricercati volessero lasciare il territorio nazionale così sono state allertate tutte le pattuglie della Stradale mentre gli investigatori della Squadra Mobile di Bologna cercavano di colmare il vantaggio accumulato dalla coppia.

Dopo una corsa contro il tempo, finalizzata ad evitare che Seferi e moglie potessero raggiungere il confine di Stato, all’altezza di Vipiteno sono stati bloccati. All’esito della perquisizione si è avuta conferma dell’ipotesi che i predetti avessero fatto un brevissimo passaggio nei luoghi da loro frequentati nella provincia di Reggio Emilia al fine di prelevare tutto ciò che potevano; difatti, oltre alle valigie con i loro effetti personali, in un vano ricavato all’interno del porta bagagli sono stati trovati circa 60.000 euro. A quel punto per l’uomo si sono aperte le porte del carcere, mentre alla donna è stata destinataria del provvedimento di obbligo di dimora a Castellarano, suo comune di residenza.