Bologna, 12 ottobre 2017 - Sono due quarantenni con alle spalle reati legati alla droga i due evasi dopo il pranzo con Papa Francesco in San Petronio. Sulla vicenda indaga l’Anticrimine della polizia, assieme ai colleghi del commissariato Due Torri-San Francesco che l’altro giorno sono andati in Curia a chiedere informazioni agli organizzatori dell’evento. I due fuggiaschi sono napoletani, di 41 e 42 anni: durante il pranzo a base di lasagne, cotoletta e torta di riso, hanno approfittato della grande emozione di tutti e della confusione generale per sgattaiolare fuori dalla basilica e far perdere le proprie tracce.

Loro e altri 18 internati erano accompagnati da alcuni volontari, non dalla polizia penitenziaria, e proprio per riuscire a scappare senza essere notati si erano seduti a uno dei tavoli periferici, lontani dalla tavolata in cui sedeva il Santo Padre. La loro ‘evasione’ è stata scoperta quando è arrivato il momento per la comitiva di tornare alla Casa di reclusione di Castelfranco, nel Modenese. Ed è stata proprio la struttura a segnalare il doppio mancato rientro alla polizia di Bologna e Modena, facendo partire le indagini. Gli agenti in via Altabella hanno chiesto anche i nomi degli accompagnatori modenesi e nei prossimi giorni probabilmente i volontari, quasi tutte donne, saranno sentite per chiarire la dinamica della fuga.

La Casa di reclusione ha una sorveglianza attenuata e gli internati possono uscire di giorno per andare a svolgere lavori socialmente utili. I due napoletani avrebbero problemi di tossicodipendenza ed erano sottoposti alla misura di sicurezza detentiva perché ritenuti socialmente pericolosi. Alle spalle hanno appunto reati di droga, come il piccolo spaccio e il furto. Gli operatori li considerano però fra i soggetti più meritevoli di benefici fra tutti gli internati di Castelfranco. Quello che è strano è che avrebbero potuto scappare in qualsiasi momento, visto che ogni giorno uscivano per andare a lavorare. Invece hanno scelto proprio il giorno dell’incontro con il Papa. Forse non sopportavano più l’incertezza di essere sottoposti alla periodica valutazione sulla pericolosità, da cui dipendeva l’eventuale liberazione. «Il problema degli internati di Castelfranco – dice Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del sindacato Sappe – l’abbiamo posto più volte. Si tratta di soggetti socialmente pericolosi che andrebbero sorvegliati con maggiore attenzione. Invece per loro le maglie sono molto larghe. Forse troppo».