Bologna, 23 settembre 2014- STORIA complessa quella di Eurozappa, che da Sala Bolognese vende in tutto il mondo pezzi di ricambi e utensili per le macchine agricole. L’omonima capofila, negli anni ’90, a un certo punto acquisì lo Zappettificio Emiliano di Pianoro. Il quale però, in realtà, sarebbe l’azienda dalla quale è partito tutto. Meglio andare con ordine: quando Giuseppe Brighenti si decise a fare l'imprenditore, si licenziò dal posto in cui lavorava e insieme ad altri soci fondo lo Zappettificio Emiliano. Anche il ruolo di socio però, ben presto gli stette stretto. Perciò uscì ancora, e per cinque anni, dato l'obbligo di non concorrenza, si mise a gestire una catena di lavanderie. Ma il richiamo fu forte così, scaduti i termini, rieccolo a occuparsi di macchine agricole, con la sua piccola Eurozappa. Così chiamata perché, fin da subito, l’orizzonte fu il continente.

Stefania Brighenti, oggi la vostra non è più un'azienda, è un gruppo.

«Eurozappa si compone di cinque marchi storici del settore, di cui ben quattro bolognesi».

Il quinto è in Croazia. Perché va bene il territorio, ma lì si risparmia, e di molto.

«Non abbiamo mai inteso quello stabilimento come una dislocazione produttiva. Li abbiamo scelti, piuttosto, per il tipo di produzione che facevano, complementare alla nostra. Come avvenne per gli altri marchi, che infatti per anni hanno mantenuto il loro marchio originale. E di ciò che viene prodotto qui a Sala, nello stabilmento di Eurozappa, in Croazia (dove pure la mano d'opera costa meno), non è stato mai spostato niente».

Cosa producete qui?

«Circa 4mila pezzi a catalogo, tra utensili per la lavorazione della terra, pezzi di ricambio e accessori per le macchine agricole. 6mila pezzi se ci aggiunge le richieste speciali, visto che la nostra filosofia è da sempre quella di accontentare il cliente».

Seimila pezzi? Le macchine agricole sono così complesse?

«Non si direbbe, ma nel nostro settore la ricerca è continua. I progettisti di Eurozappa lavorano quotidianamente per ridurre i consumi, renderle più efficienti e adattarle alle diverse tipologie di mercati. Presupposto essenziale quando si lavora con decine di Stati anche molto differenti tra loro»

E i contadini qui attorno?

«Continuano a venire anche loro. Bussano direttamente alla fabbrica con il pezzo in mano, come trent’anni fa. Anche se per noi, oggi, i piccoli utenti finali non sono più un mercato appetibile».

Li rimandate indietro?

«Questo mai. Nostro padre ci ha insegnato che la forza di un’azienda è soddisfare sempre qualsiasi tipo di richiesta, dalla più corposa alla più piccola. Il cliente prima di tutto. Così, quando il contadino si presenta con il pezzo rotto in mano, cerchiamo di soddisfare anche lui, compatibilmente con la nostra produzione».

Vendete anche in Asia. E la Cina non vi fa concorrenza?

«Quello agricolo è un settore dove si fatica molto e si guadagna poco, No, non è roba da cinesi. Ci vuole passione».