Medicina, 12 agosto 2017 – Satelliti spenti per sempre, frammenti di razzi, schegge di collisioni e perfino attrezzatura persa dagli astronauti durante le passeggiate nel cosmo. La ‘soffitta’ del nostro pianeta è costellata di ferraglie di cui niente e nessuno riusciranno mai a fare pulizia. Al punto che la ‘spazzatura spaziale’ è diventata un problema: è già successo che alcuni frammenti abbandonino l’orbita spaziale e piovano sulla Terra.

Qui entra in campo la Croce del Nord di Fiorentina, a Medicina, una delle antenne della stazione radioastronomica di Medicina e la seconda più grande del mondo, entrata ufficialmente a far parte del consorzio europeo per il monitoraggio dei detriti spaziali. I lavori per adeguare il vecchio impianto per rilevare la spazzatura spaziale sono iniziati in questi giorni. Il compito dell’antenna medicinese sarà quello di osservare la traiettoria degli oggetti che ruotano intorno al nostro pianeta e possono causare danni rientrando nell’atmosfera.

La richiesta di formare un consorzio per rilevare i detriti era partita direttamente dall’Unione europea il 16 aprile 2014. Da Medicina è stata inviata una proposta scientifica per mettere a disposizione la Croce del Nord, che è stata valutata positivamente dalla Commissione. Per questo tipo di servizio l’Unione europea ha previsto un finanziamento di 70 milioni di euro tra 2015 e 2020. Altri 12 milioni di euro sono disponibili per lo sviluppo di nuovi assetti. A Medicina sono arrivati una parte di questi finanziamenti. Il lavoro della Croce del Nord sarà molto importante: dal 1957, anno di lancio dello Sputnik, lo spazio intorno alla Terra si è popolato di un numero incredibilmente elevato di satelliti spenti. Si stima che attualmente siano circa mezzo milione i detriti spaziali più grandi di un centimetro e oltre 300 milioni i frammenti con dimensioni superiori al millimetro. A intuire per primo che la Croce del Nord sarebbe diventata utile per rilevare i detriti fu nel 2008 l’ex direttore Stelio Montebugnoli che con il radiotelescopio osservò un satellite spia USA 193 poco prima che fosse distrutto da un missile balistico della marina americana per evitare la sua caduta sulla Terra e la dispersione di oltre 400 tonnellate di idrazina, un propellente liquido a alta tossicità.

L’idea di Montebugnoli fu poi sviluppata da un grande studioso come Germano Bianchi, che concretizzò con un progetto quella che inizialmente era stata soltanto un’idea. Prima della trasformazione dell’impianto di Medicina, la Croce del Nord, formata da due serie rettilinee di antenne paraboliche, orientate in direzione Est-Ovest e Nord-Sud, veniva impiegata solitamente per l’osservazione di radiosorgenti celesti naturali.