Bologna, 6 luglio 2016 - Il vulcanico Vittorio Sgarbi dovrà rispondere davanti a un giudice per le affermazioni a dir poco colorite rivolte nel dicembre 2014 all’indirizzo di Daniele Benati, ordinario di Storia dell’arte moderna all’Alma Mater e all’epoca presidente della sezione bolognese di ‘Italia Nostra’. Il giudice Gianluca Petragnani Gelosi, infatti, l’ha rinviato a giudizio per diffamazione al termine dell’udienza preliminare. La prima udienza del processo si terrà il 10 maggio 2017.

La vicenda è quella del duro scontro avvenuto a margine della mostra ‘Da Cimabue a Morandi’, organizzata da Genus Bononiae e curata da Sgarbi. Benati era uno dei firmatari, assieme ad altri duecento storici dell’arte italiani, di un appello ( formulato dal professor Carlo Ginzburg) al ministro Dario Franceschini in cui si chiedeva di non concedere alcune opere alla mostra. Sgarbi reagì in modo veemente: definì Benati, fra le altre cose, un «abusivo» e bollò i firmatari come «scimmie e oche che firmano senza sapere niente». Non solo. Accusò anche il rivale di aver contribuito ad esportare abusivamente all’estero un’opera del Carracci, accusa archiviata mesi fa dal gip. Per tutta risposta Benati, dopo essersi autosospeso dalla presidenza di ‘Italia Nostra’, presentò tramite i suoi avvocati Giulio Volpe e Gino Bottiglioni due querele per diffamazione contro Sgarbi.

La procura, finite le indagini, aveva chiesto il rinvio a giudizio e nei giorni scorsi il gup Petragnani Gelosi ha accolto la richiesta. Benati si è costituito parte civile e chiederà il risarcimento danni durante il processo.

g. d.