Bologna, 27 dicembre 2017 - Tommaso è nato con la tetralogia di Fallot, una malformazione cardiaca congenita in cui la parte superiore e quella inferiore del cuore non combaciano. Il bambino, di 12 anni, è stato operato a sette mesi e a sette anni con due interventi a cuore aperto, non nella nostra Regione, senza successo, fino a che, nel maggio 2015, dopo ben nove mesi di ricovero, il trapianto di cuore gli ha salvato la vita.

L’intervento è stato eseguito al Sant’Orsola, dal professor Gaetano Gargiulo, direttore di cardiochirurgia pediatrica e dell’età evolutiva, insieme alla sua équipe, tra cui la dottoressa Emanuela Angeli. «La malattia gli è stata diagnosticata a ventiquattro ore di vita – racconta la mamma – da quel momento Tommi ha vissuto dieci anni senza energie, senza riuscire a salire le scale da solo per il troppo sforzo».

Dal ricovero al Sant’Orsola, nell’inverno 2014, fino all’intervento, Tommaso è sempre stato ricoverato. Nove mesi di attesa e speranza in cui il bambino si è appassionato ancor di più alla cucina, arte a cui si poteva dedicare senza disperdere troppe forze, «anche in reparto, divenuto per noi una seconda casa, abbiamo cucinato per medici e infermieri – prosegue nel ricordo la mamma – e il 10 maggio 2015, quando è arrivato il cuore, eravamo a casa di una dottoressa a cucinare, non lo dimenticherò mai, era anche la festa della mamma».

Il trapianto era l’ultima chance per Tommaso, «non ho mai avuto il coraggio di sperare che arrivasse un cuore, significava il dolore di un’altra famiglia – prosegue la mamma – speravo solo che Tommi si riprendesse, anche perché sapevamo già che l’intervento sarebbe stato difficile». Il rischio di rigetto, nel suo caso, era molto elevato. «Anche noi rimaniamo sorpresi dai progressi che vediamo», sottolinea la dottoressa Angeli. Oggi Tommaso frequenta la scuola media fuori della nostra Regione, e viene a Bologna ogni due mesi per i controlli. E nei giorni scorsi ha partecipato alla festa di Natale, organizzata dall’associazione ‘Piccoli grandi cuori’.