Bologna, 4 gennaio 2016 - La sera del 4 gennaio 1991 una pattuglia di carabinieri, a bordo di una Fiat Uno di servizio, stava perlustrando le vie del quartiere Pilastro, una delle periferie di Bologna con elevata microcriminalità, con il compito di vigilare su una ex scuola nella quale sono ospitati da tempo circa trecento extracomunitari.

Sull’auto, tre giovani poco più che ventenni: Andra Moneta, Mauro Mitilini e Otello Stefanini. Neppure sessantacinque anni in tre. Andrea e Otello di origini romane, Mauro di origini campane. Sono circa le 22. L’auto dei carabinieri percorre la via Casini. Sulla zona cè nebbia. Poco distante un gruppetto di persone.

I carabinieri rallentano la marcia della loro macchina. Forse hanno visto qualcosa di sospetto e vogliono controllare. All’improvviso contro di loro un primo colpo di pistole e, subito dopo, mentre l’auto condotta da Stefanini cerca di allontanarsi, altri colpi d’arma da fuoco vengono esplosi da una Uno bianca.

I carabinieri rispondono al fuoco, poi la loro auto finisce contro un marciapiedi e alcuni cassonetti e i tre vengono raggiunti dai banditi della Uno bianca che scaricano contro i militari i caricatori delle loro armi. I loro assassini - i tre fratelli Savi e i loro complici poliziotti - vengono scoperti quasi quattro anni più tardi: è questo uno degli episodi più tragici fra quelli a targa Uno Bianca, che ha ucciso 25 persone compiendo 92 rapine.