Bologna, 14 gennaio 2018 - L’ironia corre sul web. Dopo la zirudèla di un Anonimo Romagnolo «Marron come la c.../ è sorta una baracca/ munita di torretta/ montata in tutta fretta...», al container del Winter Village sistemato dal Comune in piazza Verdi è stato dedicato un fotomontaggio che da ieri circola in rete. Sulle pareti di quello che per il Comune vuole essere il “container-vetrina dell’offerta culturale cittadina”, sono state applicate scritte sarcastiche con alcuni... possibili usi della struttura.

Le scritte (vere) ‘Promenade a Bologna’ e ‘Cultura è Bologna’, sostituite con Photoshop diventano ‘Il paradiso del tossico’ e ‘Convenzionato con spaccio Montagnola’. I vari piani della torretta sono contraddistinti da vari tipi di sostanze stupefacenti: spinelli, hashish, ecstasy, cocaina. Su Facebook, intanto, Matteo Lepore, assessore al marketing territoriale del Comune, sceglie un’ironia di tutt’altro genere per difendere dalle critiche il ‘suo’ Winter Village. Lepore invita architetti, progettisti e operatori culturali a partecipare al nuovo bando-concorso su piazza Verdi con progetti “di gestione dello spazio pubblico e della socialità in grado di migliorare la vivibilità e l’offerta culturale dell’area”. Insomma, un Village estivo. Lepore lancia la sfida ai tanti che oggi bocciano i container: proponete di meglio. “O anche voi – afferma – avete paura della maledizione dei Bentivoglio?”.

Il palazzo della famiglia gentilizia bolognese Bentivoglio, spiega Lepore, venne costruito in strada San Donato (oggi via Zamboni) a partire dal 1460. “Venne chiamato anche Domus Aurea, perché i capitelli e i cornicioni della facciata erano ricoperti di oro zecchino”. L’edificio venne distrutto dalla furia popolare nella primavera del 1507. “A deciderne la distruzione furono i nemici dei Bentivoglio”, ricorda Lepore.

Dopo due secoli di abbandono, “sull’area dove si ergeva il palazzo venne eretto il Teatro Comunale. Una fabbrica per rappresentare il dramma in musica, disegnata proprio grazie a un libero concorso e collocata”, nel cuore della città. “Penso spesso – scrive ancora l’assessore – che la babele a cui siamo abituati in zona universitaria sia frutto della maledizione dei Bentivoglio. La torre dei container ne ricorda involontariamente un’ombra lontana”. Lepore si dice dunque convinto che “sapremo edificare nuovamente qualcosa di importante se sapremo collaborare nella giusta direzione”. La torre dei container tra qualche settimana non ci sarà più, assicura. Ma al suo posto “avremo la possibilità di sperimentare altri usi temporanei e un progetto definitivo finanziabile con 3 milioni di euro (già stanziati) attraverso un concorso di architettura per un nuovo Teatro Comunale”.