Speciale Santo Stefano

CULTURA

Santo Stefano, viaggio nel tempo: storia, tradizione e nuove ipotesi

Il volume 'In viaggio verso la Terra Santa' sarà presentato martedì 23 novembre alle 17, nella sala dello Stabat Mater dell'Archiginnasio. Una tavola rotonda moderata dal direttore di QN-il Resto del Carlino Pierluigi Visci

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Bologna, 20 novembre 2010 - LE ANTICHE pietre della basilica di Santo Stefano, le sue preziose reliquie, le sue colonne, i suoi chiostri, le sue iscrizioni, raccontano una storia ultramillenaria. Complessa, affascinante e misteriosa. Che affonda le sue origini ben prima del vescovo Petronio, che la tradizione vuole fondatore della chiesa, a metà del V secolo. Si può infatti andare a ritroso ancora qualche centinaio d’anni: fino al I-II secolo, quando nell’area stefaniana — subito fuori le mura della Bononia romana — pare sorgesse un tempio dedicato alla dea egizia Iside.

TRADIZIONE, storia e leggenda si fondono (e spesso confondono) in questo complesso monumentale che il cardinale Giacomo Biffi definì «il cuore antico della Bologna cristiana». A fare luce fra le nebbie e le ombre del tempo, partendo da un esame accurato delle fonti (fra cui le 456 reliquie custodite nel Museo, tutte reinventariate), esce lunedì In viaggio verso la Terra Santa. La Basilica di Santo Stefano in Bologna (Minerva Edizioni, 272 pagg., 45 euro, oltre 200 foto, con ampia prefazione di Franco Cardini), volume frutto di nove anni di studi di Beatrice Borghi, ricercatore e docente di Storia medievale all’Alma mater. Un lungo, minuzioso lavoro, che si è svolto su tre piani. «Ciò che la tradizione dice, ciò che le fonti dicono, e le mie ipotesi, scaturite da nuove fonti che ho reperito, con un po’ di fortuna, nella Biblioteca dell’Archiginnasio», spiega la Borghi.

IL LUNGO ‘VIAGGIO’ in cui l’autrice ci guida parte da Gerusalemme. Perché «tutte le simbologie del complesso di Santo Stefano hanno origine precisa a Gerusalemme». Questo gruppo di edifici (curiosità: nessuno dedicato al protomartire Stefano) rappresenta una delle più compiute riproduzioni esistenti del Santo sepolcro di Gerusalemme. Un Sancta Jerusalem bononiensis che, nei secoli, ha richiamato migliaia di pellegrini, «perché qui c’era Gerusalemme». Pellegrinaggi devozionali, ma anche penitenziali. Come quelli descritti «in un documento del consiglio di Malines, nelle Fiandre, datato 1598, che prescrive per i condannati un pellegrinaggio penitenziale a Milano, Napoli, Roma o Bologna, proprio in Santo Stefano». La fama del complesso stefaniano — un unicum d’arte e di fede — richiama ogni anno fedeli da tutto il mondo. E il libro «ha già molte richieste dall’estero», afferma l’editore, Roberto Mugavero. Il volume sarà presentato al pubblico martedì 23 novembre, alle 17, nella Sala dello Stabat Mater dell’Archiginnasio, in piazza Galvani 1. Ne discutono, insieme con Beatrice Borghi, Franco Cardini, Rolando Dondarini e Giancarlo Roversi. Modera Pierluigi Visci, direttore di QN e Carlino. Il libro sarà venduto nelle librerie e nella basilica. Il ricavato sarà devoluto per i restauri delle Sette Chiese.

di LUCA ORSI