Più di 250 persone, tra loro collezionisti e galleristi, hanno ammirato la creatività delle artiste bolognesi
UN ALLESTIMENTO splendido, nella cornice più suggestiva. Il chiostro della basilica di Santo Stefano illuminato a giorno e vestito delle trenta opere ‘in rosa’ scelte per sostenere i restauri delle Sette Chiese, ha scaldato il cuore dei moltissimi invitati, incuranti della gelida serata di ieri.
‘Trenta artiste per Santo Stefano’ nasce da un’idea di Marco Meletti di Comunicatori su misura, «come un momento d’amore per Bologna ed uno dei suoi templi più prestigiosi».
Più di 250 tra collezionisti, galleristi, personalità pubbliche e semplici amanti dell’arte moderna hanno ammirato i frutti della creatività scelti da Silvia Evangelisti di ArteFiera fra trenta artiste bolognesi, ispirate dal capolavoro sacro più antico della città.
«Questo gesto d’amore poteva nascere solo dalle donne» confessa Meletti: «Il senso di “Trenta Artiste per Santo Stefano” e dell’asta per la raccolta di fondi destinati ai restauri della Basilica, è tutto qui. In questo atto d’amore nel segno della più profonda ‘bolognesità’».
Una ‘bolognesità’ che non si è risparmiata, ma che anzi ha messo in campo prima «grande preparazione e competenza», come ha rilevato soddisfatta Veronica Tarabella di Comunicatori su misura, poi attenzione e presenza anche da parte degli sponsor come UGF, Porsche e Mea Consulting; segno di una città che si manifesta sensibile all’arte, che sia quella contemporanea o quella millenaria della basilica.
«SANTO STEFANO interagisce interamente con il territorio» aggiunge padre Chessa. «L’arte contemporanea non è un azzardo, piuttosto è come inserire una gemma in un diadema».
A seguito del vernissage, le opere sono state battute all’asta nella Chiesa di San Vitale e Agricola dall’istituzione internazionale in materia, la statunitense Sotheby’s, che attraverso Daniela Jovi Amati responsabile a Bologna della casa, ha auspicato l’inizio di un cammino di collaborazione per salvaguardare Santo Stefano, persuasa dal «senso civico ammirevole» manifestato dalla gente.
Quel che ha reso quest’asta speciale, oltre ad una grande vitalità fin dalle prime battute, è il fatto che il ricavato sarà integralmente devoluto ai lavori di restauro, contrariamente a quanto accade «quando si annuncia la donazione di ‘parte del ricavato’ al beneficiario e poi non si conosce mai l’entità del gesto», ha osservato ancora Meletti.
Il bilancio finale parla di 10.000 euro di ricavato; le poche opere rimaste invendute sono a disposizione da oggi per essere visitate ed acquistate da coloro che volessero dare una mano concreta alla basilica.
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