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cultura

Santo Stefano, prove di rinascita si montano i ponteggi iniziano i restauri

Montate le impalcature. Si comincia con lo studentato, poi il controllo del presbiterio. Duecento metri quadrati di strutture e un ascensore per garantire gli interventi

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Bologna, 11 dicembre 2010 - I BISONTI sbarcano nello scrigno delle Sette Chiese quando non è passato nemmeno un giro di lancette dalle 10.40 del mattino. La rinascita è tutta lì dentro: 70 quintali di impalcature, 200 metri quadrati di ponteggi, per intenderci. Santo Stefano, dopo mesi di iniziative e battaglie, inizia a conoscere concretamente la parola lavori. Si parte, eccome. La ditta Montanari spa da ieri è in azione, «e ci sentiremo e ci vedremo spesso», dice il geometra Pasquale Ciminelli. Ha imparato il lavoro qui dentro, «ero un ragazzino quando venni per un altro restauro, ora ho due figli, per noi le Sette Chiese sono un amore, non un lavoro», dice. Intanto, lì a fianco dell’ingresso principale, tra i cipressi e il portone dello studentato, putrelle e ponteggi vengono scaricati a terra con perizia certosina. Poche ore e, già alle quattordici, ecco i primi segni tangibili dell’impegno: sopra lo studentato due piani di impalcature e le basi, sulla facciata laterale della basilica, della grande struttura che, nei prossimi giorni, vedrà anche la nascita di un ascensore.
 

SI PARTE infatti con i due primi lotti, «i più urgenti, che necessitano di immediati interventi, perché lì si verificano continue perdite d’acqua», commenta dom Chessa. Prevista la completa revisione del tetto dello studentato, con parziale sostituzione dell’orditura lignea e il cambio di tutte le grondaie e i pluviali, ormai corrosi. In cantiere anche un secondo intervento molto complesso che comprenderà il controllo statico della struttura lignea del presbiterio (o Cappellone), e il recupero della volta dove è danneggiata dalle infiltrazioni d’acqua. Un altro intervento riguarderà il recupero e il ripristino degli intonaci esterni del presbiterio, cui nessuno mette mano da oltre due secoli. «Cosa c’è lassù non lo sappiamo — dicono i tecnici incaricati —, sarà un lavoro delicato e di precisione».
 

LA DITTA MONTANARI ha già lavorato in Santo Stefano e questo è un elemento fondamentale: «E’ un ritorno a casa», dicono. La Montanari è una società bolognese specializzata, fra l’altro, nel restauro di edifici monumentali: e per Santo Stefano, per le coperture, potrebbe esere utilizzata la stessa tecnica già sperimentata a Santa Maria della Vita, con piani di mensole sopra il tetto piazzati ad ‘arte’ per non scalfire i coppi o far precipitare la situazione.
Il tema dell’assegnazione dei futuri appalti (il restauro, per un costo stimato di 3,5 milioni di euro, è stato frazionato in molti interventi specifici) è stato affidato al Comitato dei garanti, Sette Saggi per le Sette Chiese: leggi il prefetto Anna Maria Cancellieri (commissario straordinario del Comune), Andrea Emiliani (storico dell’arte, già soprintendente per i Beni artistici e storici e direttore della Pinacoteca nazionale), Filippo Sgubbi (avvocato, professore ordinario di Diritto penale all’Alma mater), Francesco Antonio Manzoli (direttore scientifico dell’Istituto ortopedico Rizzoli, già direttore generale dell’Istituto superiore di Sanità), Vanni Trombetta (dottore commercialista), Riccardo Rosetti (avvocato civilista) e il cantante Andrea Mingardi.
 

di Valerio Baroncini