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Cineteca, idee non clientele

    

CHI HA PAURA del babau chiamato Fondazione Cineteca? In tanti. Alcuni dipendenti che temono per il companatico futuro, alcuni sindacalisti che temono non si sa cosa, alcune associazioni — 100autori, Documentaristi Emilia Romagna, Profilm — che temono che il Moloch diventi ancora più Moloch. Tutte domande legittime, dubbi anche condivisibili che hanno ricevuto però nel corso del tempo rassicurazioni, almeno sui primi due fronti: dipendenti e sindacati.
 

IL VERO NODO è quello legato all’Immagine Ritrovata, il laboratorio di restauro che nel corso del tempo ha conquistato con le sue forze — perché all’estero pare funzioni ancora quella brutta cosa chiamata meritocrazia — un’autorevolezza internazionale e che, se la partita Fondazione non dovesse andare in porto, rischierebbe la dismissione per via di una leggina contenuta nella Finanziaria, trattandosi di una società cosiddetta ‘in house’ .
E’ 8 anni che il direttore della Cineteca, Farinelli, bussa alle porte del Comune e dei diversi assessori che si sono avvicendati e solo oggi la questione è stata affrontata e non solo a parole. Se nelle prime settimane di dicembre, la partita non si chiude, addio Immagine Ritrovata.
Sulle garanzie per i lavoratori, poi non dovrebbero esserci troppi timori, considerando che sarà il Comune socio unico. La Regione dovrebbe entrare in gioco ma ancora non si sa nulla: l’assessore Mezzetti è favorevole alla trasformazione in Fondazione, poi cade nel trappolone Facebook dando l’amicizia a un gruppo anti-Fondazione. Comunque si chiarirà le idee anche lui.
Ma quando la trasformazione sarà avvenuta — e ormai sembra difficile che il cammino si interrompa — dovrà essere proprio la Cineteca a fornire tutte le garanzie del caso: dall’autonoma finanziaria alla risoluzione nel modo migliore delle problematiche che affliggono il mondo audiovisivo. Uno su tutti: la famigerata Film Commission. Non funziona e questo è un dato di fatto. Con una città come Bologna e una regione come la nostra, la commission dovrebbe istituire la lista d’attesa o mettere i bigliettini tipo Conad per le troupe cinematografiche e televisive vogliose di installare un set sul territorio. Dovrebbe non solo mettersi alla finestra ad aspettare le richieste ma sollecitarle, invogliarle, fornire agevolazioni, creare contatti tra filmmakers e imprese locali... in poche parole farsi venire delle idee manageriali e professionali adeguate. Due concetti che oggi latitano peggio di un capoclan della ’Ndrangheta.
Quando la Cineteca sarà Fondazione dovrà scegliere le persone giuste da mettere al posto giusto, senza più vincoli di clientela. E dovrà dimostrare che in questo settore non ci sono amici o nemici, ma solo persone con delle idee o persone da allontanare per manifesta incapacità.
Allora e solo allora, la Cineteca avrà dimostrato di essersi meritato lo status di Fondazione.

di Andrea Maioli

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