Bologna, 22 ottobre 2015 - Quando lo stato è di perenne precarietà, basta davvero un cerino per scatenare un incendio. Che dal punto di vista delle performance musicali non produce contraccolpi, ma è sintomatico di un clima interno che non è così idilliaco come potrebbe apparire. Martedì sera Orchestra e coro del Teatro Comunale sono stati chiamati al prestigioso inizio di stagione del Lingotto di Torino con un programma tutto rossiniano stilato e diretto da Michele Mariotti, il suo ‘cunductor’ stabile. Come di consueto, prima del concerto, il contratto prevede una mezz’ora di assestamento, nel luogo dell’esibizione, dopo le prove avvenute nei giorni precedenti a Bologna.

La complessità del repertorio, che prevedeva, tra gli altri, l’ouverture del Guglielmo Tell, ha portato lo stesso Mariotti, in accordo con le prime parti dell’orchestra, a chiedere una deroga per allungare a un’ora la messa a punto della sinfonia. Le modalità con cui tale eccezione alla norma sono state concordate hanno trovato in disaccordo una delle quattro sigle sindacali rappresentate in Teatro, la Uil, che per mano del suo segretario generale, Giuseppe Rossi, ha richiamato i vertici del teatro a una condivisione unitaria: «Mi è sembrato di capire - scrive - che in prima battuta ci sia stata solo con una parte delle rappresentanze». Dai piani alti di Largo Respighi viene trovata una soluzione di compromesso: «La verifica dell’acustica richiesta dal maestro Mariotti avverrà solo su base strettamente volontaria mentre la prova ufficiale mantiene l’orario delle 18,30. Ho ribadito - scrive il direttore generale Fulvio Macciardi - con il nostro direttore musicale che tali richieste vanno presentate in primis alla direzione in tempo utile per poter approfondire le possibilità di realizzazione».

La risposta non piace a Rossi che teme che chi non partecipi su base volontaria riceva la patente di ‘fannullone’, così chiede ai ‘massimi responsabili’ del teatro di imporre con l’autorità a Mariotti di soprassedere. «Informo - minaccia - che qualora la direzione non cambi posizione, oltre a verificare se esistano i presupposti per un’azione legale d’infrazione all’articolo 28 della legge 300 (comportamento antisindacale), sarò costretto ad aprire le procedure per le elezioni rsu del teatro, sospendendo fino a tale data le relazioni con la mia organizzazione». Evidentemente turbati dal timore che possa rompersi la pax interna faticosamente puntellata, c’è un rapido dietrofront di Macciardi che d’accordo con il sovrintendente Sani, spera che Mariotti accetti di prevedere un’unica prova senza prolungamento.

INTANTO a Torino la vigilia del grande debutto tiene tutti i professori sulla corda per sfruttare al meglio l’occasione offerta da un’istituzione che ha addosso i riflettori di tutt’Italia e per dare il meglio l’orchestra inizia a provare in autonomia il Guillaume Tell con il primo violino Emanuele Benfenati. Mariotti va e viene e a un certo punto arriva anche Sani che comincia a intrattenere con amenità le masse artistiche, forse con intento dilatorio in modo da far passare la famigerata mezz’ora sotto contestazione. Solo che dai leggii si alza un coro di: «Basta, fuori, smettila, dobbiamo lavorare». Anche Mariotti lo invita con una certa enfasi ad allontanarsi, sperando di poter prendere in mano la bacchetta ma poi si arrende e prende le partiture dal podio esclamando: «Mi dicono che non posso dirigere». «Incomprensibile - bolla l’episodio Giulio Ciofini della Fials -. Il 95% dell’orchestra si era ritrovato mezz’ora prima per provare e il tentativo maldestro e irritante di Sani di impedire con delle inutili chiacchiere che l’orchestra potesse studiare è naufragato tra le proteste. Non possono non tornarmi in mente le parole che recentemente mi ha detto il sovrintendente dell’Opera di Roma, Carlo Fuortes: ‘Fare il sovrintendente è un mestiere, non ce lo s’inventa’».

-

Da Torino, Nicola Sani è volato a Bruxelles per coordinare una conferenza su Verdi e la lingua italiana e dal Belgio fa sapere che la serata del Lingotto è stata un successo straordinario e che per la prima volta un’orchestra italiana ha inaugurato quella stagione: «Non ci sono altre parole da aggiungere», liquida in fretta la questione. Anche Michele Mariotti preferisce muoversi all’interno delle istituzioni senza rilasciare commenti e dichiarazioni in merito a una faccenda che sicuramente si trascinerà anche una volta rientrati dalla mini tournée che dopo Torino, li ha visti impegnati ieri sera sul palco del Teatro Donizetti di Bergamo. Alcune prime parti dell’orchestra si sono infatti ripromesse di chiedere quanto prima un confronto direttamente al sovrintendente