Il sindaco di Reggio: «Ma i tempi saranno lunghi. Difficile unire servizi rifiuti e acqua»
Bologna, 4 novembre 2011 - FUSIONE sì o fusione no, si moltiplicano i pareri e gli interventi dei sindaci in merito al possibile matrimonio tra le multiutility Hera e Iren. Ieri il sindaco di Reggio Emilia, e azionista di Iren, Graziano Delrio, ha aperto un nuovo spiraglio, dichiarandosi favorevole all’unione. Anche se, a giudizio del primo cittadino, si tratta di un progetto con una «prospettiva piuttosto lunga».
Al momento, invece, oltre che consolidare Iren, Delrio pensa che si potrebbero «sperimentare alleanze nel campo dell’energia che è quello più liberalizzato», mentre per acqua e rifiuti «è già più complicato». Dunque, per il sindaco della città del Tricolore, «la prospettiva indicata dal sindaco di Torino Piero Fassino è un tema generale per il Paese e va nella direzione giusta perché c’è bisogno di grandi multiutiliy che possano competere con le compagnie degli altri Paesi». Ma, aggiunge il sindaco, «certe cose vanno fatte con molta prudenza: anche noi con Iren avevamo pensato ad una fusione a tre».
Adesso, «senza escludere prospettive, dobbiamo però consolidare Iren, rafforzando la qualità dei servizi e il controllo delle tariffe». Per quanto riguarda il breve periodo invece, conclude Delrio, «credo che si possano sperimentare alleanze sul tema dell’energia che è il settore più liberalizzato, come è successo per la nostra Edipower, compartecipata anche da Iren e A2A utility di Milano e Brescia, ndr). Per acqua e rifiuti, la vedo già più difficile».
In realtà, l’unione delle multiutility offre tante opportunità sotto il profilo economico quanti svantaggi sotto il profilo politico. Sul fronte delle opportunità, ci sono sicuramente le sinergie di scala, la possibilità di comprare energia a costi più bassi, il maggiore peso economico di una società da quasi dodici miliardi di ricavi e 23mila dipendenti, una volta che la fusione arrivasse a compimento.
Però, sul fronte politico, gli ostacoli sono molti e non di poco conto. Il primo, e in fondo il più banale, è che in una società che si ingrandisce (prima con la fusione tra Hera e Iren, e poi con A2A), il peso dei comuni più piccoli sulle decisioni aziendali diminuirebbe drasticamente. E al primo disservizio, i sindaci dovrebbero sopportare le critiche senza poter agire efficacemente sull’azienda.
IL SECONDO è di ordine economico e occupazionale. Se è vero che una nuova maxiutility potrebbe comprare energia a prezzi più bassi e risparmiare molto sui costi di gestione, è pur vero che di 23mila dipendenti totali ne resterebbero molti meno. Con l’inevitabile corollario di ricadute occupazionali ed economiche che colpirebbero di più alcuni comuni rispetto ad altri. Il terzo dipende dall’esito del referendum di giugno che pone ostacoli precisi alla privatizzazione di servizi riguardanti l’acqua. E l’ultimo ostacolo riguarda il management, che inevitabilmente tende a privilegiare le ipotesi che lo tengono in vita rispetto a quelle che tagliano posti, poltrone e stipendi.
Due giorni fa l’assessore del comune di Milano, Bruno Tabacci, si è detto favorevole a una maxifusione di A2A con Iren ed Hera, «a patto di cambiare governance e management, facendo in modo che la società produca valore». Una posizione suggerita anche dall’alto debito che caratterizza i bilanci della utility milanese.