Bologna, 17 luglio 2017 - Cambio della guardia in Confindustria Emilia Romagna: dopo cinque anni, al termine del suo secondo mandato il bolognese Maurizio Marchesini ha lasciato stamattina la sua presidenza. Al suo posto - in una breve assemblea tenutasi all'interno dell'Opificio Golinelli, a Bologna, prima del convegno 'L'Emilia Romagna in marcia' - è stato eletto all'unanimnità Pietro Ferrari. Modenese, classe 1955, ingegnere e presidente della Ing. Ferrari Spa, che proprio ques'anno compie cento anni di storia, Ferrari è stato vicepresidente dell'associazione regionale degli industriali dal 2002 al 2008, e presidente di Confindustria Modena dalo 2008 al 2014, prima di lasciare il passo a Valter Caiumi.

Emozione tra i partecipanti, in un convegno che ha visto la partecipazione del presidente nazionale, Vincenzo Boccia e di quello della Regione, Stefano Bonaccini. Marchesini ha ricordato la sua elezione a Finale Emilia, "In un tendone mosso dal vento" e ha ripercorso questi anni dominati da una "ossessione per la crescita". Da questa si è sempre ripartiti, ha spiegato, per "una ripresa finalmente partita, in una regione che deve "rimettersi in marcia, insieme". "Ho avuto qualche remora ad accettare - confida Ferrari -, perché quando si arriva al posto di un presidente che ha fatto così bene come Maurizio Marchesini, è molto difficile mantenere il passo e fare altrettanto bene. Ma ci proveremo, con l'auspicio continuare ad accompagnare le imprese della nostra regione sulla strada della ripresa". 

La ripresa in Italia c'è, ma aumenta anche il divario tra imprese e aree del Paese. "E questo non è un fatto positivo". E' invece il monito lanciato dal presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. "La ripresa c'è - afferma Boccia - e determina il fatto che sulla questione industriale dobbiamo lavorare affinché diventi una grande questione nazionale". L'Emilia-Romagna, loda il presidente di Confindustria, "è una punta avanzata perché e' sopra la media nazionale e dimostra come la parte industriale del Paese sta reagendo". Allo stesso tempo, però, "una parte è ancora un po' indietro". Per questo, manda a dire Boccia, "dobbiamo fare in modo che tutti vadano in una dimensione di crescita, interna alle imprese ed esterna al Paese, usando la crescita non come fine ma come una grande precondizione per contrastare disuguaglianze e poverta'".

In Italia, insiste Boccia, "il divario cresce tra imprese che vanno molto bene e imprese che vanno mediamente bene. Ma cresce anche tra i cittadini, cresce tra i Paesi e cresce anche tra giovani e società". In poche parole, secondo il leader degli industriali "i divari stanno aumentando. E questo non è in fatto positivo".

Boccia ha anche affrontato la questione ius soli in rapporto alle imprese italiane.  "E' un elemento di positività - ha detto -, però è evidente che l'Italia non può fare da sola in questa dimensione". Ma il numero uno di viale dell'Astronomia torna a chiedere quello che lui definisce un 'Piano Marshall' per le popolazioni del Nord Africa: "Qui c'è un problema di aiutare gli altri Paesi, il problema è come. E' evidente - sottolinea Boccia - che c'è un divario verso i poveri dell'altra parte che forse possiamo e dobbiamo aiutare con un grande progetto europeo, una sorta di Piano Marshall per l'Africa".