Bologna, 30 settembre 2017 - Stop alle offerte: la Ducati non è più in vendita. Chiuso il dossier si volta pagina, con tanti ringraziamenti a chi si era detto interessato. La parola fine sulla vendita del gioiellino italiano a due ruote è stata scritta ieri pomeriggio, nero su bianco nientemeno che da Rupert Stadler, l’ad di Audi (gruppo Volskwagen), in una comunicazione interna al presidente di Ducati, Claudio Domenicali. E se le bocche anche ieri sono rimaste cucite a Borgo Panigale, è più che altro per una questione di stile: di indiscrezioni si era parlato finora, e tali ufficialmente sono rimaste. Anche se la vendita della controllata italiana, su cui i rumors si susseguivano da inizio anno, era arrivata in primavera (un altro rumor) a un passo dall’essere chiusa.

Di un mandato a sondare il mercato affidato da Audi alla americana Evercore si era iniziato a parlare in aprile. Molte le reazioni interessate, Harley Davidson compresa. Sei, alla fine, quelle che sembravano più concrete: dall’indiana Eicher Motors, titolare del marchio di moto Royal Enfield, pronta a offrire fino a 1,6 miliardi di euro, all’offerta di Edizione, la holding di casa Benetton, che aveva messo sul piatto 1,2 miliardi, passando per gli americani di Polaris Industries, le private equity Bain Capital e Pai Partners e l’ex proprietario, Andrea Bonomi.

A questi sei Evercore avrebbe dovuto aprire le porte di una ‘mediaroom’ riservata all’interno della quale pubblicare bilanci e documenti di Ducati, per passare alle offerte concrete. Offerte che non arriveranno più. Canta vittoria la Fiom bolognese, con Bruna Rossetti, rappresentante sindacale Ducati e membro del coordinamento sindacale dei delegati Audi e Volkswagen, che ieri sui social network esultava con un ‘ce l’abbiamo fatta!’ a caratteri cubitali. «Oggi – spiega Rossetti –, ci è stato comunicato che Ducati continuerà a fare parte del gruppo Audi-Volkswagen».

Una vittoria che il sindacato ora rivendica con orgoglio. Perché «anche quando la vendita sembrava certa – ragiona –, la Fiom ha continuato a lottare, portando a casa la solidarietà dei delegati delle altre fabbriche italiane del gruppo e l’aiuto non scontato dei sindacati di Audi e Volkswagen, che fin da subito hanno dichiarato la loro contrarietà». Ed è infatti tutta sul fronte sindacale che si è giocato l’affare Ducati, fin dalle prime voci di vendita circolate a inizio anno. Con il sindacato bolognese pronto a sfruttare il forte legame nato in tempi non sospetti con la Ig Metall tedesca, proprio in seno alle relazioni sindacali transnazionali tra le aziende del gruppo Audi-Volkswagen. Un’operazione utile, considerato che il Comitato di sorveglianza del gruppo tedesco è composto per metà dai rappresentanti dei lavoratori, che opponendosi possono bloccare ogni iniziativa, salvo il ricorso al voto doppio del presidente: un’eventualità più unica che rara.

Per questo lo scorso luglio, quando la Fiom aveva portato a casa il «totale dissenso sulla vendita di Ducati» firmato da tutti i delegati delle sedi Audi nel mondo, dall’Italia avevano tirato un sospiro di sollievo. Posizione poi ribadita più volte, l’ultima a Bologna, con Johann Horn, segretario generale Ig Metall di Ingolstadt, che confermava: «Tutte le strutture, dal Consiglio di fabbrica centrale ai rappresentanti dei lavoratori nel consiglio di sorveglianza hanno espresso contrarietà a una vendita che sconfesserebbe un connubio industriale di successo». Fino alla notizia di ieri. Un sollievo per i dipendenti delle ‘rosse’, perché «Ogni giorno se ne sentiva una, e andare avanti così stava diventando complicato». Finché ieri la pallina della roulette non ha smesso di girare. E rien ne va plus.

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