Bologna, 7 marzo 2017 – Ennesimo colpo di scena alla Fondazione Carisbo. L’assemblea dei soci di Casa Saraceni ha impallinato un’altra candidatura eccellente dopo aver sbattuto un anno fa la porta in faccia al rettore Francesco Ubertini: questa volta l’escluso a sorpresa è Maurizio Marchesini, il presidente di Confindustria Emilia-Romagna.

Marchesini, uno dei signori del packaging bolognese, non ha ottenuto i voti necessari per essere eletto: pare che abbia raccolto solo 19 voti, quando inevece la sua candidatura era stata presentata da 21 firme. Il suo nome è stato bocciato assieme a quello dell’imprenditrice Carlotta Minarelli, figlia del fondatore della Minarelli. «Sono molto dispiaciuto, mi sarei augurato che venissero eletti tutti gli 11 candidati. Questa è una sconfitta per la Fondazione», ammette il presidente Leone Sibani al termine della riunione di questa mattina dell’assemblea dei soci.

Il leader degli industriali paga con ogni probabilità la breve dichiarazione rilasciata all’indomani della sua candidatura, quando, sulla necessità di cambiamenti nella gestione della Fondazione, disse: «E’ talmente evidente e sotto gli occhi di tutti, che non tocca a me dirlo».

Poche parole, sufficienti ad urtare la suscettibilità di quanti in via Farini sono determinati a mantenere il più possibile lo status quo o, come rivendicano, l’autonomia della Fondazione dalle ingerenze esterne. Entrano come nuovi soci l’ex presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, il presidente di Unindustria Bologna, Alberto Vacchi, la cooperatrice Patrizia Pasini, l’economista Antonio Matacena, l’urbanista Piero Secondini, la storica dell’arte Daniela Scaglietti Kelescian, il revisore dei conti della Fondazione Carisbo, Remo Cuoghi, lo storico della Chiesa Alberto Melloni (già membro del collegio di indirizzo) e Marina Timoteo, direttrice di Almalaurea.