Bologna, 31 marzo 2015 - Racconta l’ingegner Daniele Camisa, fondatore della Gecam (video) di Minerbio, di essersi reso conto di voler fare l’imprenditore quando un mattino, andando al lavoro, lesse al bar un annuncio sul Carlino: «Cedesi attività di produzione guarnizioni, ottima clientela, piccolo fatturato».

Camisa, cosa fece?

«Mi rimisi in macchina e tornai a casa. Poi chiamai in ufficio per dirmi assente e risposi all’annuncio».

Era un esperto di guarnizioni e non vedeva l’ora.

«Non ne sapevo mezza, invece. E avevo un buon posto in azienda ma anche tanta voglia di proporre idee e vederle realizzate».

Beh, come andò?

«Quel pomeriggio ero già lì. Due giorni dopo ero proprietario della Gmg».

Facilissimo.

«Non direi: mi ritrovai pieno di debiti e con in mano un’azienda che aveva un solo cliente, seppure ottimo, e una produzione minimale: due dipendenti, un solo tipo di guarnizione, nessun commerciale e neppure il fax».

Complimenti per l’affare. Come ne è uscito?

«Rimboccandomi le maniche, lavorando sette giorni su sette e partendo dai fondamentali. Intanto Gmg divenne Gecam, perché sono convinto che gli acronimi brevi siano un po’ tutti uguali e un po’ anonimi. Quindi ampliammo l’offerta e, per prima cosa, realizzammo un depliant per cui ancora oggi ci fanno i complimenti. Ma non bastava. Capii che avremmo dovuto differenziarci».

Cosa s’inventò?

«Abolimmo le guarnizioni in amianto, allora legali e utilizzatissime. Cominciava però a circolare la voce che non fossero del tutto salutari. Perciò, per sicurezza, ce ne sbarazzammo. Da quel momento in poi cominciammo a dire in giro che i nostri prodotti erano amianto-free. E ciò, consideri, volle dire respingere molti ordini, perché pochi, senza un obbligo di legge, sono disposti a spendere di più».

La storia vi diede ragione.

«Quando, nel 1994, l’amianto venne messo al bando, le aziende del settore dovettero ripensare le loro produzioni in poco tempo. E noi, che eravamo pronti da quattro anni, improvvisamente ci trovammo la fila dietro la porta».

Erano i clienti?

«Sì, e con loro arrivò la Finanza. Ci stette per 31 giorni, non trovò nulla da contestare, ci fece i complimenti e ci lasciò un consiglio. ‘Chi ve lo fa fare di pagare l’affitto? Comprate un capannone’. Ora, mi crede se le dico che per la fretta di correre, in tutti quegli anni, non ci avevo mai pensato?».

Oggi sono tutti amianto-free, siete tornati uguali agli altri.

«No, se mi permette. Perché abbiamo continuato a innovarci ogni giorno. Siamo in grado di produrre decine di migliaia di pezzi così come una sola guarnizione da mille euro. Ciò per ogni diametro e ogni tipo di prodotto. Infine, nell’estate 2013, dopo 25 anni di storia, abbiamo avviato il progetto Gecam 2 che ha rivoltato l’azienda come un calzino. Avevamo paura, poi, a regime, i fatturati si sono impennati. Ma di che si tratta lo chieda a mio figlio Federico: è merito suo».