Bologna, 4 agosto 2015 - Quei ragazzi che non sono esattamente degli incoscienti. Tecnici specializzati, piuttosto. Con rudimenti di alpinismo, e una preparazione costante per operare in sicurezza. Nelle cities americane, dove calarsi con una fune a centinaia di metri di altezza è l’unico modo per pulire i vetri di un grattacielo, di arrampicatori ce ne sono a migliaia. In Italia le aziende capaci di farlo sono pochissime. Una di questa sta di casa a Calderara. «Sono in sette, è un team affiatato – sorride Angela Pedrazzi (VIDEO), 48 anni, alla guida della Gico Systems dal 2000 –. Il loro lavoro è complesso ma gratificante. E non le nego che, prima o poi vorrei provare anche io...».

Pedrazzi, lei è il capo, si sentirebbero in soggezione.

«Ma no, nella nostra azienda c’è un buon clima: arrivati quasi a quota 50 persone siamo ancora una famiglia».

Non si offenda: dicono tutti così.

«Eppure abbiamo appena ottenuto la Sa8000, certificazione etica contro lo sfruttamento. Sono venuti degli ispettori, sono stati qui un sacco di tempo, hanno effettuato colloqui segreti, parlato con tutti. E alla fine ci hanno chiesto: ma come fate?».

Come fate?

«È giusto essere duri quando serve. Ma è altrettanto importante conoscersi, parlare, accettare consigli, fare comunità, scherzare, crescere insieme».

A proposito di crescere: nel ’97 l’azienda produceva punte anti-piccioni e occupava tre persone. Poi?

«Nel 2000 c’erano i presupposti per spingere. Bastava capire in che direzione. Decidemmo di dismettere la produzione di punte e...».

Ma non era più facile aumentarla?

«Per tentare di eccellere nel mercato degli stampi metallici, che ha fior di concorrenti e di alti livelli? Meglio di no. La nostra forza era allontanare i volatili, bonificare le aree da zanzare, insetti, parassiti. Per farlo bene non aveva senso produrci da noi le punte metalliche».

Vada avanti.

«Abbiamo accantonato la produzione per concentrarci sul servizio, ampliandone lo spettro. Così è nata la divisione ‘Pest control’ dedicata alle disinfestazioni. Oggi è il nostro core business».

Ha una ricetta segreta?

«Non deleghiamo mai a nessuno. Se siamo noi quelli bravi, allora dobbiamo andare a bonificare i posti di persona. Sia un campanile a Molinella o un negozio di Ragusa».

Poi è arrivata la fune. Come?

«Erano in molti a chiederci di bonificare palazzi, o magari pulirli, ma senza montare impalcature. Come fare? All’estero si calano dall’alto... E siamo partiti. Con risultati entusiasmanti».

Il nemico da sconfiggere?

«Per molti l’apparenza è meglio della risoluzione del problema. C’è chi carica le cantine di prodotti chimici per scacciare i topi. E c’è il cliente che non si ritiene soddisfatto se non sente la puzza del ddt. Ma quello è un metodo superato. A noi interessa prima di tutto capire come sono arrivati lì quei topi. Quindi pensiamo a come farli sparire, usando il minor quantitativo di prodotto possibile».