Bologna, 23 giugno 2015 - C'era una volta un piccolo mondo antico fatto di passioni, tecnologia e velocità conosciute solo per sentito dire. Fu in quegli anni che nacque il modellismo: la giusta via di mezzo tra gioco e conoscenza, tra divertimento e manualità, in cui l’oggetto del desiderio cresceva giorno dopo giorno, fatto di pezzetti appiccicati con la colla e fusoliere da dipingere a mano. Era il 1962, e un po’ per passione e un po’ per affari due ragazzi bolognesi freschi di diploma decisero di produrre il loro primo kit: un modello del caccia italiano Fiat G55 in scala 1 a 75. Gian Pietro Parmeggiani e Giuliano Malservisi, 53 anni dopo, sono ancora a capo della Italeri (video), che nel frattempo da Calderara è diventata la Ferrari, nel mondo, del modellismo in scala.

Ma il mondo è cambiato. Chi passa il tempo ancora con i modellini?

«Gli ultimi sono stati i ragazzi delle scuole medie dell’Emilia-Romagna, grazie al progetto ‘1.000 kit di modellismo per le scuole’ avviata con il ministero e il Provveditorato».

Come l’hanno presa?

«Hanno apprezzato, ci dicono, soprattutto la manualità del modellismo: vedere nascere nelle proprie mani degli oggetti concreti e non virtuali».

I modellisti oggi chi sono?

«Sono appassionati ed esperti, in genere adulti, che riempiono i forum online dopo l’uscita di ogni nuovo prodotto, ci suggeriscono nuovi modelli e cercano di coinvolgere i figli».

Ma i giovani di oggi per vedere un aereo hanno internet, e per giocarci hanno la Playstation.

«L’avvento delle nuove tecnologie è stato per noi un duro colpo».

Vi siete chiusi nella vostra nicchia?

«Abbiamo rilanciato. Il modellismo non poteva morire».

La sfida tra i joystick e un barattolo di colla resta ìmpari.

«Per vincerla abbiamo studiato molto, ci siamo messi in gioco, siamo usciti dal nostro seminato».

Ci dica come.

«C’è l’aspetto educativo, con i musei oltre che con le scuole: costruire il Partenone è il modo migliore per conoscerlo divertendosi...».

Vince ancora la Playstation.

«Perché non trasformare in realtà quel mondo, allora? Conosce World of thanks? Abbiamo realizzato i modellini protagonisti del videogioco. E abbiamo fatto la stessa cosa per altri celebri giochi e wargame da tavolo come Bolt-Action. Gli appassionati lo hanno saputo ed è partita la mania per costruirsi da soli e avere a casa l’oggetto protagonista di tante sfide virtuali».

E il montaggio? Roba complessa per chi non lo ha mai fatto.

«Prenda il suo cellulare, e lo avvicini al nostro catalogo o ai nostri prodotti in vetrina. Scaricando un’apposita app le scatole prendono vita: parte un filmato che racconta la storia del mezzo e mostra i passaggi del montaggio».

Tutto questo ha funzionato?

«Abbiamo faticato tantissimo. Poi sono arrivati i dati: il fatturato 2014 è cresciuto del 14% sul precedente».

Missione compiuta.

«Vede, cambiano gli strumenti, ma la passione è sempre la stessa».