Bologna, 11 gennaio 2018 - "Signor Rossi, dalla direzione hanno appena dato il via libera alla sua pratica". Succederà ancora nelle filiali di Emil Banca. Anche se il nulla-osta in questione magari non arriverà da via Mazzini o da via dei Trattati comunitari europei, le due sedi dell’istituto, ma dal tavolo della cucina dell’impiegato preposto. È lo smart working, bellezza. L’esempio è la capogruppo Iccrea, presieduta dal bolognese Giulio Magagni, che ha appena avviato la sperimentazione su 50 dipendenti dei suoi uffici romani. Ma in quel caso si tratta di una holding che fornisce servizi alle Bcc affiliate.

Emil Banca sarà invece il primo istituto della compagine a sperimentare la rivoluzione su una banca. Lo dice un impegno preso con First-Cisl, Fisac-Cigl, Uilca e Fabi. E lo conferma al telefono Stefano Savini, responsabile personale e organizzazione di Emil Banca: «Abbiamo accettato – spiega – di partire entro fine gennaio con i primi test di smart working, rivolti a un numero molto limitato di dipendenti volontari delle nostre due sedi direzionali». Lavoreranno dalla propria residenza, da un’altra dimora comunicata all’azienda o da un ufficio disponibile in un’altra delle sedi dell’istituto.

Tetra Pak, l'orario di lavoro è libero

Se poi tutto andrà bene "saremo pronti anche noi a siglare con i sindacati un accordo di sperimentazione per un centinaio di dipendenti su base volontaria. Un accordo tutto da scrivere, ma che ragionevolmente guarderà a quanto fatto da Iccrea: fino a 4 giorni a settimana di smart working, con stessi orario d’ufficio e stesso trattamento economico.

Esclusi per il momento i dipendenti di filiale, per i quali "stiamo studiando altri progetti di innovazione". La difficoltà superata? "Studiare soluzioni tecnologiche che permetteranno di lavorare anche da fuori ufficio in totale sicurezza per ciò che riguarda i dati aziendali e quelli dei clienti".

Esulta Stefano Nannetti, di First-Cisl, il sindacato più rappresentativo in Emil Banca: "L’impegno preso – spiega –, assume maggiore valore soprattutto in seguito alle ultime fusioni. Che hanno visto alcuni dipendenti di Parma, Reggio o Vergato, dover trasferire la propria scrivania a Bologna. E che così potranno meglio conciliare i ritmi di vita e di lavoro".