Bologna, 7 aprile 2015 - Sessanta primavere passate a ‘lappare’ pezzi di metallo sono così tante che, a chiedere oggi a Giovanni Mattarelli cosa voglia dire lappare un foro, si rischia di non venirne a capo. Insoddisfatto pure della definizione che ha trovato sui libri, dopo 10 minuti di pura diplomazia converge su una formula rigorosa ma comprensibile ai non addetti: «È una lavorazione di finitura – spiega il titolare della Meccanica Mattarelli (video) –, di una superficie piana o dell’interno di un foro, che riduce le imperfezioni e la rugosità a livello microscopico, fino a renderla perfettamente liscia». Più complicato farsi spiegare come si diventa lappatori e come mai, un bel giorno del 2000, si presentarono a San Lazzaro i tecnici del colosso Usa General Motors, alla disperata ricerca di un lappatore...

Mattarelli, come andò a finire?

«Rimasero nostri clienti per 10 anni, dal 2000 al 2010, finché mantennero la produzione in Europa. Ce li aveva mandati la Fiat, già nostri clienti».

Cosa facevate per loro?

«Lappavamo 1200 ingranaggi al giorno, quasi 500mila all’anno. Per farlo acquistammo una linea dedicata».

Poi andarono via e fu un dramma...

«No, in realtà, perché non abbiamo fatto l’errore comune in questi casi».

Quale errore?

«Gettarsi a capofitto in una grande commessa fino a diventare monocliente. Noi invece continuammo a lavorare per tutti. Automotive, elettromedicale, macchine automatiche...».

Quanti clienti avete?

«Più di un centinaio, dalle commesse da 100mila pezzi al mese fino alla lappatura del singolo pezzo. E tenete conto che noi non produciamo nulla: riceviamo il pezzo, lo lavoriamo e lo rispediamo al mittente, che sia a Pianoro, in Germania o in America».

Dagli Usa a un piccolo capannone di San Lazzaro, scusi: perché?

«Lei quanti lappatori conosce?»

Vien da chiedere, allora, come si diventa lappatori.

«Mio padre Cesare era un appassionato di moto. All’epoca si smontavano i cilindri e si mandavano a Milano per farli lappare. Mio padre era diventato bravo ad arrangiarsi per conto suo. Così a un certo punto chiamò la Moto Minarelli e la Moto Morini e disse: se allestisco un’officina, diventate miei clienti? Dissero di sì».

E lei?

«Gli davo una mano in estate da studente, poi entrai a regime. Finché mio padre fu colpito da infarto e dovemmo chiudere. Io peregrinai per varie aziende a fare tutt’altro ma mi dicevo: sono bravo in una cosa che non sa fare nessuno, che peccato non sfruttarla. Così dopo il diploma alle scuole serali, mi licenziai e con 290mila lire di liquidazione avverai il mio sogno di riaprire la Meccanica Mattarelli».

E i clienti?

«Continuano a volere la luna. A ridosso di una consegna si rendono conto che qualcosa non va. E corrono da noi, che riusciamo a prendere in carico 200mila pezzi dall’oggi al domani».

Miracolo?

«Da 60 anni e tre generazioni i Mattarelli fanno solo la lappatura. Vorrà dire qualcosa, no?»