Valsamoggia, 6 aprile 2017 - Le ruspe, dalle parti del nuovo stabilimento Philip Morris di Crespellano, praticamente non se ne sono mai andate. Si sono prese solo poche settimane di pausa: giusto il tempo per l’inaugurazione in pompa magna, lo scorso 23 settembre, con l’allora premier Matteo Renzi e André Calantzopoulos, ceo mondiale della multinazionale del tabacco. Subito dopo hanno ripreso a lavorare. Sono ben visibili anche ora, passando in autostrada all’altezza del nuovo svincolo di Valsamoggia. Lavorano notte e giorno per costruire ancora, ed è ben di più di un semplice completamento delle rifiniture: a Crespellano sta nascendo in tempi da record un nuovo pezzo di fabbrica. Non certo magazzini né locali accessori, piuttosto tre nuovi moduli produttivi in più che, in aggiunta ai quattro moduli già esistenti, contribuiranno ad aumentare sensibilmente una capacità produttiva oggi tarata sui 30 miliardi di stick all’anno.

Non c’è nulla di ufficiale al momento. Solo un’attività edile che è impossibile da nascondere e che, secondo i bene informati, dovrebbe terminare entro la fine dell’anno. A quel punto, se l’aritmetica non è un’opinione, alla Philip Morris Manufacturing and Technology Bologna serviranno nuovi lavoratori, visto che le 600 nuove assunzioni annunciate al momento della presentazione dello stabilimento risultano già tutte attivate anche prima del tempo previsto. E anche se l’azienda non conferma, a far due calcoli, quando la nuova porzione di stabilimento in costruzione diventerà produttiva non potrà che generare tra i 200 e i 300 nuovi posti di lavoro.

Un’ulteriore infornata – previa formazione al vicino training center di Zola Predosa –, che porterebbe a ben più di mille il numero di dipendenti totali della multinazionale a Bologna, se si sommano le due parti produttive: la ex Intertaba di Zola, che si concentra sui filtri ad alto contenuto tecnologico, e il nuovo stabilimento di Crespellano dove si produce la nuova Marlboro iQos, lo stick di tabacco di nuova generazione a potenziale rischio ridotto perché si scalda ma non brucia.

Un prodotto a diffusione internazionale ad oggi ancora totalmente Made in Bologna che nel frattempo sta viaggiando ottimamente in Giappone, dove ha già conquistato il 4% del mercato totale, e macina risultati anche in Italia e negli altri Stati dove è stato lanciato. Da qui la necessità di aumentare le capacità produttive Bologna, dove il colosso del tabacco può già contare su tecnologie e competenze acquisite, grazie al know-how della packaging valley bolognese e al lavoro del training center di Zola. Le possibilità di ingrandirsi, d’altronde, erano previste fin da subito: dei 90mila metri quadrati di stabilimento approvati e previsti a Crespellano, alla fine l’azienda decise di realizzarne e inaugurarne solo 70mila. Il resto non è tardato ad arrivare.