Bologna, 1 settembre 2015 - La drammatica crisi del 2008, come fece con molti, a un certo punto bussò anche alla Farbo di Casalecchio. «Prima di allora – racconta Enzo Farolfi (VIDEO), alla guida dell’azienda di componenti pneumatici con il cugino Tiberio – realizzavamo soprattutto prodotti standardizzati. Un lavoro che, da quel punto in poi, in Italia è risultato sempre più difficile: troppi costi, troppo esiguo il mercato, troppo spietata la concorrenza. L’alternativa è chiudere, andarsene...».

Oppure, Farolfi?

«Complicare un po’ le cose».

In che senso?

«Vede, oggi l’industria italiana sui grandi numeri risulta poco competitiva. Ma sulle produzioni complesse, i problemi da risolvere, i lavori speciali, siamo ancora in grado di dare qualcosa che altrove non c’è».

Faccia un esempio.

«Un’azienda di macchine automatiche ha bisogno di un dato pezzo. Un’azienda asiatica è in grado di offrirglielo a un prezzo per noi fuori mercato. Ma occorre una modifica su misura. A quel punto i nostri concorrenti vanno nel pallone, per noi è una bazzecola. E vinciamo la fornitura».

Concretamente, cosa fate?

«Produciamo componenti per l’industria che il più delle volte non arrivano all’utente finale. Ma un esempio buono per i lettori ce l’ho».

Prego.

«Le valvole per l’intercettazione dei fluidi nelle toilette dei treni Etr, ovvero i Frecciarossa. Un processo molto tecnologizzato, se ha presente. L’azienda è tedesca, ma il componente pneumatico lo facciamo noi».

Come si convince una multinazionale tedesca a rivolgersi a una piccola azienda di Casalecchio?

«Con la crisi il calo delle commesse rischiava di diventare drammatico. Lo abbiamo affrontato mettendo a disposizione gratis il nostro ufficio tecnico, ovvero la nostra competenza. Più che ventennale, se considera che il nucleo pulsante del nostro team lavora insieme praticamente da sempre».

Ci spieghi il piano.

«Vede, più l’azienda è grande, più è complicato far dialogare la produzione con l’ufficio tecnico, l’assemblaggio e i fornitori. Noi possiamo ovviare a tutto ciò: visitiamo il cliente, ci rendiamo conto di una mancanza, un aspetto da migliorare, proponiamo una soluzione, la prototipiamo, la collaudiamo. Se funziona, il gioco è fatto».

Funziona?

«Nel 2011, in piena crisi, grazie a questo metodo abbiamo realizzato il nostro fatturato più alto di sempre».

Ma i tempi così non diventano biblici?

«Una settimana, in media. Dipende dal pezzo. Poi ci sono le volte in cui lavoriamo in co-progettazione con il cliente. E siamo pronti a correggere la rotta in corso d’opera. Quell’elasticità che a una multinazionale spesso manca. E che per noi rappresenta un punto di forza».