Bologna, 30 giugno 2015 - Quante informazioni ruotano attorno a una persona non autosufficiente in carico al sistema sanitario? Massimo Galletto, fondatore di Softech, azienda di software di Castel Maggiore, le snocciola contandole sulle dita: «Referti, graduatorie, ricette, cure da seguire e poi domande da presentare e documenti da richiedere».

 

Galletto, e quanti enti, uffici, istituzioni sono della partita?

«Comuni, Asl, ospedali, cliniche private, assistenza domiciliare...» .

Chi tiene le fila delle relazioni e delle comunicazioni tra tutti?

«Prima dell’arrivo del nostro software era il malato. Come se i suoi problemi non fossero già sufficienti...».

Ingegnere, lei è di parte.

«Eppure la Softech nel 1997 è nata proprio con l’idea di sgravare il malato dal peso delle relazioni, della burocrazia e di tutte le pratiche da sbrigare per avere l’assistenza cui ha diritto».

Ma il sistema sanitario bolognese non era un’avanguardia?

«Lo è, e se non lo fosse stato e non ci fosse stata una normativa così evoluta non saremmo mai riusciti a creare una rete di connessioni così fitta».

La dipani per noi.

«Siamo partiti mettendo in rete un piccolo gruppo di Comuni della Bassa con quella che allora era l’Usl Bologna Nord. Il sistema ha funzionato: il paziente preso in carico dal servizio pubblico non doveva più fare altro. Gli uffici comunali, gli ospedali e infermieri si passavano le informazioni su di lui utilizzando il nostro software e venendo a conoscenza dei problemi, i bisogni, i diritti del paziente ancor prima di bussare alla sua porta».

Da lì vi siete allargati.

«Oggi colleghiamo tra loro tutti i Comuni del Bolognese, gli 11 ospedali, le 300 strutture private, i servizi domiciliari e i seimila operatori. Il sistema, insomma, è partito dal basso e poi è cresciuto in fretta perché, se mi consente, ha dimostrato di funzionare».

Fuori da Bologna?

«Serviamo il 50% circa degli enti pubblici emiliano-romagnoli e molti nuclei in Veneto, Sardegna, Lombardia, Marche, Toscana. Da qualche mese, infine, stiamo cercando di convincere le istituzioni pubbliche francesi».

I francesi che adottano un sistema straniero... È sicuro di aver scelto il Paese migliore per esportare?

«Ci ha guidati la Bocconi, con cui collaboriamo. Il sistema francese è il più simile al nostro, è all’avanguardia e per questo ha raggiunto un sistema di complessificazione che rende necessario un software come il nostro».

A che punto siete?

«Stiamo presentando il nostro software ai vari enti, ministeri e alle commissioni parlamentari, con ottimi risultati. Siamo fiduciosi».

Nel futuro cos’altro c’è?

«Torneremo a dare un ruolo al cittadino. Questa volta non incombenze, ma con un percorso di vita con il quale conoscere sempre la propria condizione, le prospettive e i percorsi di cura migliori, dalla dieta alle attività fisiche passando per le buone pratiche. Infine metteremo in relazione queste informazioni con gli altri servizi di welfare, dalla casa agli asili...Via la burocrazia: torni al centro la persona».