Bologna, 19 maggio 2015 - Non che fosse il primo nel mondo, l’ingegner Veronesi. Ma quando nel 1909 decise di aprire bottega, a Bologna, di sicuro gettò le basi per la prima centrifuga verticale a dischi che il Bel Paese ricordi. La realizzò nel 1920, e da quel momento in poi legò il suo nome alla separazione tra liquidi e solidi. Oggi la Veronesi Separatori è ancora a Castenaso, dove si trasferì negli anni Sessanta, e fa parte della Flottweg, gigante mondiale del settore centrifughe e decanter. A capo della Veronesi c’è Cesare Scarpellini. Come tradizione, un ingegnere.

Presidente, scusi, se dice centrifuga tutti pensano alla lavatrice.

«Il meccanismo è lo stesso. Nel nostro caso si tratta di sistemi complessi per separare liquidi di peso diverso e liquidi dai solidi sedimentali».

Traduca.

«Il primo campo di applicazione fu il latte. Oggi i settori merceologici sono invece potenzialmente infiniti. I più diffusi: succhi di frutta, con la separazione del succo dalla polpa, bevande di vario tipo, oli extravergini, grassi alimentari, principi farmaceutici, ma anche sapone e depurazione delle acque e impianti di depurazione per le navi».

Tutti mercati maturi.

«Le nostre macchine sono molto resistenti e durevoli nel tempo. Per questo parte del lavoro riguarda la manutenzione, l’aggiornamento e il collaudo di impianti già esistenti».

Età media?

«Riceviamo macchine che lavorano 24 ore su 24 da vent’anni e hanno solo bisogno di qualche piccola ricalibratura, effetto delle vibrazioni continue. Per il resto sono eterne».

Se le macchine sono eterne, come crescete?

«Molti mercati nuovi stanno nascendo, anche in Italia. Penso al boom dei latti vegetali, o alle nuove produzioni partite nel settore alimentare. E poi, dopo un secolo di attività, costantemente ci misuriamo ancora con almeno un paio di applicazioni inedite dei nostri prodotti».

In quel caso serve un prodotto su misura.

«Ma i nostri prodotti sono tutti praticamente su misura. Si parte da un procedimento comune, che è quello della centrifuga orizzontale Flottweg per una prima sgrossatura e quella verticale Veronesi per il lavoro di fino. Noi in genere riceviamo una richiesta di lavorazione e partiamo dalla macchina standard per arrivare a un prodotto su misura, di cui siamo in grado fin da subito di fornire le caratteristiche, prima di tutto numero di lavorazioni e risultati attesi tra prodotto e percentuale di residuo».

Una volta qui a Castenaso c’era la produzione. Adesso?

«Il gruppo nel 2004 ha deciso di centralizzare la produzione nella sede centrale. Qui ci occupiamo del mercato italiano: distribuzione, vendita, progettazione e soprattutto manutenzione nel tempo. Ma il marchio Veronesi è rimasto vivo nelle macchine per la separazione del sapone dalla liscivia, perché per gli addetti ai lavori di tutto il mondo questo processo equivaleva a una macchina Veronesi».