Bologna, 22 settembre 2015 - Facile essere al passo coi tempi sul piano dell’informatica oggi. Un po’ più complesso era investire sulle nuove tecnologie nel 1978. Lo sa bene Adriana Bancolini (video), che in quegli anni ebbe l’intraprendenza di spingere la nave paterna di materiali per la fotografia nelle acque sconosciute dei codici a barre. Oggi sa di avere avuto ragione. Ma all’epoca, concede, «un po’ di azzardo, in effetti, ci fu».

Bancolini, nel 1978 i codici a barre in Italia non esistevano.

«Lo so bene: ce li portammo noi, producendo i film master in esclusiva con il marchio Codemaster».

Avevate la palla di vetro?

«Incrociammo i codici a barre durante una fiera di settore negli Stati Uniti, e capimmo che avrebbero potuto rivoluzionare il mondo della logistica e della gestione dei magazzini».

E i clienti lo capirono?

«Puntavamo sul fatto che sarebbero diventati a breve indispensabili per commerciare con gli Stati Uniti. Per fortuna non ci eravamo sbagliati: da un certo punto in poi le aziende esportatrici negli Usa, soprattutto alimentari, cominciarono ad acquistare solo merce col codice a barre. E a quel punto noi eravamo già degli esperti».

L’azienda madre che fine fece?

«Per un periodo la Bancolini Symbol lavorò come divisione. Poi il nostro business ha preso il sopravvento».

Eravate indispensabili per la stampa dei codici, ma oggi basta una stampante. Come ve la cavate?

«Per alcuni clienti importanti, in realtà stampiamo ancora. Per altri realizziamo le matrici per la stampa del codice a barre su metallo. Ma il grosso del nostro lavoro si è spostato da tempo sui lettori di codici a barre, che prima producevamo e oggi vendiamo. I software sono nostri. E soprattutto c’è l’assistenza».

È così importante?

«Fondamentale, perché i nostri specialisti sono in grado di entrare in azienda, capire le difficoltà legate alla gestione delle merci e proporre le soluzioni ideali per velocizzare i processi. Da questo punto di vista siamo richiestissimi. I più grossi gruppi si fidano di noi. Sanno che siamo sempre disponibili far funzionare i magazzini, adattare il sistema di gestione sulla base delle novità e migliorare costantemente il servizio».

Nessun rimpianto per la produzione?

«Ma la produzione di lettori a nostro marchio non è sparita. Abbiamo semplicemente congelato la progettazione e produzione di nuovi modelli durante gli anni di crisi. E siamo pronti a ricominciare».

La crisi è passata, dunque?

«Chiuderemo il 2015 con un ulteriore aumento di fatturato del 15%. In più siamo bolognesi».

Conta?

«Sì, e molto. Vede, noi operiamo in tutta Europa, con un export importante in Europa, Medio Oriente e Africa, ma restiamo un’azienda bolognese. E da bolognesi crediamo molto nel nostro territorio. Che sa soffrire, cadere e rialzarsi. Ecco: in questo momento ci stiamo rialzando».