Bologna, 10 novembre 2017 - La porta  d’ingresso a Fico Eataly World, il paradiso della biodiversità mediterranea (100mila metri quadrati, a Bologna, negli spazi del mercato ortofrutticolo, aprirà mercoledì 15 novembre) è un grande muro di mele. Variopinte, di varietà diverse, e soprattutto vere. Come vere sono le mucche nelle stalle, e le galline nell’aia, e originale – con tanto di marchio a fuoco – è il Grana Padano prodotto nel parco, in due forme al giorno.

C’è anche sua maestà il Parmigiano Reggiano, ma poiché Bologna è pochi chilometri fuori dalla sua area di produzione, all’interno di Fico può svelarsi ma non essere prodotto. I tartufi che condiscono la pasta dei ristoranti, quelli sì, provengono dalla tartufaia che campeggia subito fuori dal parco, a destra dell’agrumeto e a sinistra del vigneto: i visitatori, pagando un modico biglietto, possono farsi spiegare come si fa e poi andare a caccia, con tanto di cane da tartufo.

Operativo è già il mulino che macina il grano. E a proposito di grano: simbolo peculiare del cibo italiano, non poteva che crescere a sinistra dell’ingresso centrale, poco distante dalle fabbriche della pasta di Gragnano, della pasta all’uovo marchigiana e dalle ‘sfogline’ che sfornano tortellini a ripetizione. Ma niente spighe, adesso: arriveranno in primavera, visto che qui tutto è reale. Alle mele all’ingresso fa riferimento Oscar Farinetti, patron di Eataly, quando ricorda la sfida vinta qualche giorno fa, a Los Angeles. «Io aprivo il mio Eataly – racconta –, e nello stesso giorno la Apple, dal marciapiede di fronte, lanciava il suo iPhone. C’era da vincere la sfida della fila, così ho mandato i miei ragazzi con un cesto di mele italiane da distribuire, dicendo loro: ‘queste sono vere, e non sono neppure morsicate...».

 

La sfida l’ha vinta lui, dice, e c’è da credergli per due motivi. Il primo è che Eataly è ormai una delle attrazioni di New York. E il secondo è che in quei giorni la parola Fico è stata al top delle ricerche di Google in California, così come ieri, giorno della presentazione alla stampa del parco bolognese (770 giornalisti e blogger provenienti da tutto i mondo) è stata tra i trend topic di Twitter in Italia.

Il motivo  sono i numeri, ovviamente: quaranta fabbriche di produzione di cibo (il meglio dell’Italia, dal cioccolato piemontese ai cannoli siciliani, dal prosciutto di Parma alla ’nduja calabrese), due ettari di campi e 2mila cultivar, 200 animali, sei giostre didattiche e interattive sul modello Expo, e poi negozi, visite guidate e corsi pratici (a pagamento) un centro convegni, box turistici sui borghi più belli d’Italia e i patrimoni dell’umanità Unesco, un centro conferenze, un campo da minigolf a forma di Italia e perfino una spiaggia, con campo da beach volley e cocktail sulle sdraio.

 

 

Decine i percorsi che è possibile fare, a seconda degli interessi: gli ambasciatori della biodiversità accompagnano i sei milioni di turisti annui attesi (si spera non invano), lungo le filiere, dal foraggio al formaggio, dal campo alla forchetta dalla vasca con i pesci al ‘cuoppo’ di frittura napoletana. Gli studenti (se ne attendono 300mila solo il primo anno) potranno partecipare ai corsi pratici e alle ‘esperienze’ didattiche nel caseificio o nell’aia. Dove gli animali della stessa famiglia condividono gli spazi, e pazienza se non si erano mai conosciuti prima: «La maremmana, i primi giorni – confessa una guida –, usava le sue lunghe corna per allontanare la fassona piemontese». Ieri mangiavano fianco a fianco, mentre il maiale nero di Calabria giocava con il suino di cinta senese. «E quelle capre?», chiede una giornalista tedesca. «Sono pecore», ride la guida. Di un parco del genere, forse c’era bisogno

Lo speciale Fico Eataly World: tutto quel che c'è da sapere 

 

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