Fabriano (Ancona),

FICO non è solamente la casa delle eccellenze agroalimentari, ma anche il luogo dove entrare in contatto con il meglio della ricerca tecnica in fatto di strumenti per la cucina. Si inserisce proprio in questo spazio la presenza di Elica, con i suoi avanzati sistemi di aspirazione dell’aria e cottura dei cibi, da presentare a braccetto con un altro marchio di punta del mondo del food marchigiano, quella Fileni che, partita dalla provincia di Macerata, guida il comparto italiano del pollame biologico. Il presidente di Elica, Francesco Casoli, riflette con noi sul senso del progetto.

Casoli, da esperto di aria, come le sembra quella che si respira intorno a Fico?

«È la prima volta che ci lasciamo coinvolgere in un’impresa dagli orizzonti tanto ambiziosi, del resto unica del suo genere, e l’atmosfera, ora che è tutto pronto, è di grande fiducia. Questo sarà il luogo dove si incontreranno i vertici del Made in Italy, e noi non potevamo mancare».

Quale supporto può fornire la ricerca tecnologica all’enogastronomia del nostro Paese?

«Siamo convinti che, in questo settore come in tanti altri della nostra economia, la crescita e il successo passino anche dagli strumenti che si utilizzano e, in questo senso, i nostri ritrovati tecnici costituiscono il meglio quando si parla di piani cottura, aspiratori e diffusori di fragranze».

Che caratteri avrà la vostra presenza nella Fabbrica Italiana Contadina?

«Semplicemente, porteremo cose ‘fiche’ a Fico, perché il meglio del cibo italiano venga cucinato sul meglio delle nostre idee, e, oltre a spazi espositivi a noi dedicati, sposeremo un brand di rilievo assoluto come Fileni, che, nel suo corner, servirà prodotti preparati sulle nostre creazioni».

Come questa partnership?

«Il proposito di lavorare insieme è frutto di un’amicizia personale con Roberta Fileni, dettata anche dalla nostra comune appartenenza alle Marche, e, dal momento che la sua azienda esprime un’eccellenza della mia terra, Fico ci è parso lo spazio più adatto per presentarci come una squadra».

Quali vostri gioielli si possono ammirare nel parco tematico bolognese?

«Le delizie avicole di Fileni, tanto per cominciare, si insaporiranno sul nostro piano a induzione autoaspirante, il rivoluzionario ‘Nikola Tesla’, ma nello show room ci sarà anche molto altro, dalla cappa lampadario ‘Summilux’ alla cappa sospesa ‘Interstellar’, elegante e luminosa».

Quali qualità servono per innovare senza perdere i propri punti di riferimento?

«Il legame con il territorio non si impara e non si dimentica, mentre ciò che davvero conta, quando si tratta di innovazione, sono l’attenzione e la curiosità, che consentono di scovare i germi del futuro anche dove non sembra possibile, e di spargerli nel mondo».

Solido radicamento locale e orizzonti globali, dunque.

«La globalità è nel nostro dna da molti anni e questo ci ha consentito di penetrare in profondità nei mercati internazionali, come produttori e venditori, dal Giappone a India e Cina, fino alla Russia e al Nord America, anche in ragione dei nostri investimenti sul rinnovo dei modelli distributivi».

Fino a dove può spingersi il circolo virtuoso innescato da Fico?

«Se il movimento che il grandioso esperimento bolognese sta contribuendo a causare saprà mettere fianco a fianco le vette dei più diversi comparti industriali, come del resto sta lasciando intendere, potrà certamente essere un valore aggiunto per l’intero sistema Italia, in tempi non troppo lunghi».