Jesi (Ancona)

IMT (Istituto marchigiano tutela vini) è uno dei consorzi che confluiscono all’interno di Food brand Marche, diretto da Alberto Mazzoni. Il gruppo rappresenta l’82% dell’export vinicolo marchigiano e da un anno e mezzo vede come presidente la figura di Antonio Centocanti, già presidente di cantine Belisario.

Centocanti, che ruolo vuole ricoprire Imt all’interno di Fico?

«Siamo parte di Food brand Marche perciò contribuiamo ad arricchire l’offerta presentata dal gruppo, con l’obiettivo comune di promuovere e valorizzare le eccellenze del territorio marchigiano. Possiamo contare su uno spazio unico, in prima linea, dotato di grande visibilità e che rispecchia benissimo la nostra idea di partecipazione a Fico: essere presenti in maniera attiva. I vari consorzi che aderiscono al gruppo, come noi, il consorzio dei Piceni e tanti altri ancora, sono in grado di fornire una panoramica ampia e completa su tutta la vasta gamma di prodotti che caratterizzano la nostra regione».

Attraverso quali attività?

«Stiamo elaborando un calendario specifico e dettagliato, che uscirà a breve, nel quale saranno illustrati tutti gli appuntamenti e gli eventi che verranno organizzati durante l’anno».

Serve qualche anticipazione.

«Innanzitutto, possiamo dire che nella nostra postazione ci saranno sempre dei dispenser attraverso i quali sarà possibile degustare tutta l’offerta dei vini nostrani. Ma non solo, perché per ogni singola tipologia di vino realizzeremo eventi ad hoc in modo da approfondire ancor più da vicino l’origine dei prodotti e illustrarne le varie caratteristiche».

Sono molte le peculiarità?

«Moltissime. Una a cui non si pensa in genere, ad esempio, è la stagionalità: in base ai vari periodi dell’anno e soprattutto al flusso di visitatori, che potranno essere turisti, studenti o famiglie, cercheremo di presentare il miglior prodotto possibile, adatto alle caratteristiche e alle esigenze di chi vuole assaggiarlo. Senza dimenticare, poi, i vari abbinamenti con le eccellenze gastronomiche marchigiane: proponiamo accompagnamenti studiati per valorizzare i sapori della nostra terra. Il brodetto, quindi, potrà essere gustato sorseggiando un po’ di bianchello. E spazio anche ai tartufi, alle olive all’ascolana, alla caciotta d’Urbino, passando per la grande varietà di carni e salumi che le Marche possono vantare».

Sono stati realizzati investimenti specifici?

«Sono stati fatti grandi investimenti, al di là di quelli realizzati per lo stand e per la gestione del personale, perché la nostra partecipazione a Fico vuole essere una presenza fissa, costante. Ci sarà un presidio fisso. L’intera Regione è scesa in campo per permettere ai vari consorzi di partecipare al meglio: la città del cibo è una vetrina internazionale che vede un grande lavoro dietro, considerando anche la presenza di tantissime aziende. Poi ci saranno molti eventi collaterali che guarderanno anche al futuro».

Sarà un’occasione per ridare nuovo slancio alle zone colpite dal sisma?

«Noi vogliamo portare alla ribalta l’intera regione, ingaggiare i nostri prodotti sotto un’unica identità forte. Tutte le zone meritano visibilità, soprattutto quelle più interne colpite dal terremoto, che per fisionomia erano già più povere di infrastrutture. Fico può dare un contributo enorme in questa direzione, anzi per noi si tratta già di una certezza: siamo convinti che la risalita post terremoto passi proprio per la cultura, la bellezza, l’arte e la gastronomia, attraverso, quindi, questo evento».