INCREDIBILE ma vero. Quando, il 25 maggio del 2013, “il Resto del Carlino” diede la notizia di un «tempio del cibo» in progettazione al mercato di Bologna, in pochi avrebbero creduto, un giorno, di poter tenere in mano questo speciale. All’inizio prevalse lo scetticismo. Invece, il parco agroalimentare più grande del mondo oggi aprirà davvero i battenti, e poco importa se la data d’inaugurazione è stata più volte spostata in avanti. Finalmente ci siamo, Fico è nato ed è nato grazie ad almeno tre sfide vinte. La prima. Il luogo che lo ospita, il Caab, mercato ortofrutticolo di Bologna, era un patrimonio pubblico immenso, inutilizzato e in perdita. Legarlo a Fico ha riportato i conti in ordine e ha regalato ai grossisti un nuovo mercato, più moderno e funzionale, sorto giusto di fianco. La seconda sfida. Per realizzare le due opere si sono ritrovati in pochi mesi, contanti alla mano, istituzioni pubbliche e privati cittadini, imprenditori e cooperative, associazioni di categorie e colori contrapposti. Tutti uniti con un obiettivo comune: la crescita e lo sviluppo del nostro territorio. La terza sfida. Il territorio in questione, una volta tanto, è l’Italia. Perché Fico nasce come un unico, gigantesco contenitore dove far convergere ed esibire quanto di più campanilistico ci sia nel Belpaese: il cibo. Dal cannolo siciliano ai confetti di Sulmona, dalla ’nduja calabrese al salume di cinta senese, dal parmigiano reggiano alla mozzarella campana... Da mangiare, magari da comprare, ma soprattutto da conoscere. Partendo dal campo, o dalla stalla, per arrivare al piatto, in un percorso reso rigoroso dalla serietà delle fabbriche coinvolte e dalla presenza, a monte, di una fondazione scientifica a supervisionarne contenuti e aspetti didattici. Somiglia molto all’Expo di Milano, Fico. Con una sottile differenza: lì c’era il cibo del mondo, qui c’è il cibo che tutto il mondo vorrebbe. Una ricchezza da mettere a frutto.