Reggio Emilia, CI SONO icone che non hanno bisogno di presentazioni e, se si parla di gioielli del made in Italy, il Parmigiano Reggiano è di diritto tra queste. Citato nel Decamerone e prodotto allo stesso modo da quasi mille anni, questo miracoloso impasto di latte, caglio e sale è speciale anche perché non può nascere in nessun luogo, se non nei 10mila chilometri quadrati della sua zona di origine protetta. È, questa, una terra fertile e grassa, vero segreto del ‘Re dei formaggi’, adagiata nel cuore dell’Emilia, «proprio a un tiro di sasso – come conferma il brand consultant, Pietro Rovatti – dalla sede di Fico».

Cosa significa, per Parmigiano Reggiano, entrare in Fico?

«L’idea è nata anni fa, dal desiderio di far conoscere ancora meglio le mille sfaccettature di un formaggio che è l’essenza stessa di ciò che Fico rappresenta, con la sua consolidata attenzione alla filiera e alla sostenibilità e tutta la genuinità di un procedimento rimasto invariato nei secoli».

Restare uguali a se stessi per un millennio, non è certo impresa da poco.

«Il merito è del rapporto fra il nostro latte, selezionato e controllato fin nei minimi dettagli, le proprietà del terreno sul quale pascolano le nostre vacche e la professionalità dei casari locali, tre aspetti che hanno plasmato la nostra storia e che sono ancora intatti, alla base del nostro successo».

Dopo tanto passato, però, l’approdo al parco tematico bolognese è un salto nel futuro.

«A Fico, ovviamente, non plasmeremo direttamente le forme, visto che, anche se per soli 7 chilometri, ci troveremo fuori dalla nostra area di produzione. Così, abbiamo pensato di andare oltre gli orizzonti canonici di promozione e ristorazione e di creare a Bologna un’esperienza mai vista prima».

Si riferisce al vostro stand nella Fabbrica Italiana Contadina?

«Sarà molto di più di uno stand. ‘Spazio Forma’ sarà un luogo nel quale si fonderanno diversi metodi di somministrazione del prodotto e forme di interazione con il visitatore, in bilico fra didattica, intrattenimento, e, naturalmente, gli abbinamenti e le golose sfumature del Parmigiano».

Pare che non avrà l’aspetto del tradizionale spazio espositivo, in una normale fiera.

«Sarà un vero e proprio museo delle esperienze, grazie a stupefacenti istallazioni multimediali, che caleranno letteralmente lo spettatore nei panni di uno dei nostri casari, oltre a numerose postazioni ludiche, schermi touch-screen e una rivoluzionaria sala cinematografica immersiva a 360 gradi».

Ci sarà anche un ristorante?

«Non proprio. L’intera area a noi dedicata, infatti, sarà, in un tempo, l’equivalente di uno show-room e di uno spazio per degustazioni diffuso, ideata come se fosse un intervento architettonico temporaneo, con grande attenzione allo stili e ai materiali usati, tra design e rispetto per l’ambiente».

Sono attesi altri colpi scena?

«Sul menu di Parmigiano Reggiano a Fico ci sarà anche un ultimo piatto forte. Avremo un’enorme riproduzione a grandezza naturale di una scalera da invecchiamento, che costituirà la più completa esposizione di sempre in fatto di qualità e stagionature differenti del formaggio più amato di tutti».È, dunque, questo binomio fra singolarità e varietà a rendere unico il Parmigiano?

«L’unicità rappresenta un valore solo se declinata in tutte le forme che può assumere ed è proprio questa capacità di legare l’aspetto tipico e locale al gusto di milioni di consumatori che ha contribuito a porci tra i primi due brand al mondo quando si parla di alimentare».