Bologna, 5 novembre 2017 - Incassato tra Claudio Fenucci e Christian Pavani (poco distante Marco Di Vaio), al PalaDozza si vede il proprietario del Bologna, Joey Saputo che, nella Nba, è tifoso di Miami e qualche soddisfazione, nell’ultimo decennio, se l’è pure presa.

Joey, soprattutto, vede nella Fortitudo quello che avrebbe voluto ammirare il giorno prima al Dall’Ara. Ovvero una squadra, la Fortitudo, battere una rivale non ancora alla sua altezza. E quindi ecco l’Aquila che vola, a dispetto del Bologna del giorno prima che, contro il Crotone, si ferma sul più bello, quando ci sarebbe stato il tempo della raccolta.

Saputo a parte, però, la Fortitudo ritrova il PalaDozza qualche mese dopo l’ultima gara-quattro con Trieste e ritrova i tifosi e il calore di sempre. C’è, restando con la testa proprio a Trieste, qualcosa da farsi perdonare perché il -25 di una settimana fa, contro l’Alma, è qualcosa di pesante. Ma l’Aquila, nonostante i forfait annunciati di Fultz e Chillo, dimostra di avere qualcosa dentro. Dimostra di voler aggredire la partita sin dalle prime curve, approfittando anche di una Verona giovane e inesperta che prova a giocare alla pari puntando sul tiro dalla lunga distanza.

Ma il 2/14 da tre con cui si va al riposo, la dice lunga sui piani di battaglia del team veneto. Verona resta avanti nelle prime due azioni, 0-2 e 2-4, poi la Fortitudo, sfruttando la verve dell’ex Giovanni Pini, prende il largo. Una Fortitudo solida proprio nel suo centro, al quale danno una mano Cinciarini e Mancinelli, con le sue giocate di talento. Dal 2-4 con un parziale di 15-0 la Fortitudo va direttamente sul +13, 17-4 e, nel secondo quarto, tocca anche le venti lunghezze di vantaggio, 32-12 con l’azione sicuramente più spettacolare. Pallone intercettato e Mancinelli e Pini che volano in contropiede, passandosi il pallone con una semplicità e una efficacia disarmante. E se la Effe non chiude la partita già all’intervallo, forse, lo deve anche a una terna arbitrale più attenta a minacciare tecnici che a vedere le linee del campo e le deviazioni. 

Nell’intervallo, a proposito di tiro (in questo a caso a volo) c’è la possibilità di applaudire anche il campione del mondo di Fossa Olimpica, Daniele Resca, grande tifoso Fortitudo e premiato per i suoi successi dal presidente biancoblù Christian Pavani, sotto lo sguardo anche di un ministro della Repubblica. Già, perché al PalaDozza c’è anche Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente, nonché uno dei protagonisti della Fondazione Fortitudo.

Nella ripresa si va a sprazzi, con la Fortitudo che scappa e Verona che ricuce, con Amato in grande spolvero, mentre tra i padroni di casa sembrano poco brillanti tanto Legion quanto Gandini. Mentre McCamey, almeno all’inizio, si preoccupa più di far giocare la squadra che trovare conclusioni dalla lunga distanza che fanno comunque parte del suo dna. Scappa la Fortitudo, non molla dalla parte opposta Verona che ha pure nelle mani la tripla per riaprire il match. C’è un po’ di confusione negli ultimi cinque minuti, qualche errore di troppo, persino un appoggio mancato di capitan Mancinelli e la Tezenis che, sul 67-61, ha il tiro per arrivare a contatto. Ma la conclusione di Amato viene stoppata. Può bastare. La Fortitudo ritrova il successo, con Matteo Boniciolli, il coach, che spera al più presto di riavere anche Robert Fultz (fondamentale perché è il regista più pure che abbia l’Aquila) e Matteo Chillo.

Il tabellino:

Fortitudo 71
Verona 62

CONSULTINVEST BOLOGNA: McCamey 12, Legion 8, Amici 2, Mancinelli 10, Pini 16, Cinciarini 16, Bryan, Italiano 7, Gandini, Montanari, Pederzoli ne, Murabito ne. All. Boniciolli.
TEZENIS VERONA: Palermo 6, Green IV 22, Jones 12, Pierich 4, Nwohuocha 1, Udom 7, Amato 10, Totè, Ikangi, Dieng ne, Visconti ne, Guglielmi ne. All. Dalmonte.
Arbitro: Moretti, Pierantozzi, Bartolomeo.
Note: 21-10; 39-29; 57-46.
Tiri da due: Fortitudo Bologna 21/42; Verona 15/29. Tiri da tre: 6/22; 8/32. Tiri liberi: 11/14; 9/15. Rimbalzi: 47; 38.