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Prodi sindaco a Bologna?
Ma lui respinge il pressing
Pd in stallo, arriva Bersani

Il professore fa capire di non essere disponibile. A destra scende in campo Maurizio Gasparri, capogruppo dei senatori Pdl, a ‘blindare’ la candidatura di Giancarlo Mazzuca

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Romano Prodi (foto Epa, Alberto Estevez)
Romano Prodi (foto Epa, Alberto Estevez)

BOLOGNA, 1 febbraio 2010 - LA SINISTRA teme di perdere la sua capitale, corteggia Romano Prodi ma continua a cercare un candidato sindaco. Perché il Professore anche ieri — giornata dolorosa, era il funerale del fratello Giovanni — ha fatto capire di non essere disponibile. «Quello che ho già detto vale anche ora», ha dichiarato in serata l’ex premier. Precisando di non voler rispondere ad altre domande.

 La portavoce Sandra Zampa aveva già messo in chiaro: «Il suo orientamento non è cambiato». Ringraziando per le manifestazioni di affetto e stima, quasi un ‘risarcimento’. Perché, dopo le dimissioni del sindaco Flavio Delbono, sotto inchiesta, in casa democratica si diceva già: «L’ha messo lì Prodi». Il nome dell’ex premier candidato suscita molte reazioni, soprattutto fuori Bologna. Nichi Vendola dalla Puglia lo vede come «un grande segnale». Per Dario Franceschini «sarebbe una grande cosa». Per Giulio Santagata, l’ex ministro, l’amico, «la decisione spetta a lui. Lo conosco troppo bene per chiederglielo». La domanda gliel’avrebbe fatta invece Vasco Errani, presidente della Regione, candidato al terzo mandato e mezzo.

CITTÀ «attonita», così la Curia — rimasta finora in silenzio — descrive Bologna in un editoriale sull’Avvenire dopo il ciclone in Comune. Un sentimento che si manifesta chiaramente nelle assemblee del Pd. Un sentimento a cui dovrà rispondere Pier Luigi Bersani. Oggi pomeriggio il segretario chiuderà la direzione del partito. Ma pesa su tutto l’incognita del voto. Soltanto giovedì si saprà se le comunali saranno agganciate davvero alle regionali di marzo. Ufficialmente la sinistra se lo augura per la città. Ufficiosamente più d’uno riconosce: «Rimandare per noi è la fine».


Così, ieri pomeriggio, in una federazione aperta straordinariamente anche di domenica, si è riunita per la prima volta la coalizione, in una giornata di neve e freddo siderale. Dall’Idv a Rifondazione, ogni partito sembra avere un suo identikit di candidato. Si è d’accordo solo su un punto: o s’individua una personalità che vada bene a tutti o s’imbastiscono primarie di coalizione.

SALGONO le quotazioni di Duccio Campagnoli, assessore in Regione con Errani ma soprattutto uomo della Cgil. Ma né lui né Luciano Sita, «mister Granarolo», piacciono all’Idv, che considera entrambi «troppo legati agli apparati». I dipietristi mostrano simpatie per Maurizio Cevenini, popolarissimo, ma poi a sorpresa Silvana Mura, numero due di Tonino, cita Andrea Segrè, economista e agronomo. Tutti ragionamenti acerbi, finché non si conosce la data del voto.


Nell’incertezza, a destra scende in campo Maurizio Gasparri, capogruppo dei senatori Pdl, a ‘blindare’ la candidatura di Giancarlo Mazzuca. Assicura che quel nome è stato deciso «congiuntamente dal presidente Berlusconi, insieme ai tre coordinatori del partito». E sull’ex direttore del Carlino, si mostra convinto, potrebbe convergere anche l’Udc.
 

di Rita Bartolomei

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