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La gente è più veloce del Pd e incorona Cevenini

Mille fan lo acclamano alla Festa dell'Unità e lui risponde da candidato: "In campo con voi con tutte le energie possibili"

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LA GENTE salta i rituali del Pd e va al sodo: «Sindaco!». Ad ascoltare Maurizio Cevenini ieri sera all’Unità arrivano gli sposi e gli amici di Facebook. Quelli della curva, chi l’ha votato alle primarie nel ’99, la zia Norma e il cugino Dino. Se fosse una regia, sarebbe abilissima. Saranno mille. Tanti in piedi. La sala è già piena mezz’ora prima. A un certo punto c’è anche chi si sente male, arriva l’ambulanza. Il Cev non dice «sono candidato» «ma parla da candidato, eccome», certifica in chiusura Sofia Ventura, la politologa finiana che con Piero Ignazi gli dà finalmente la patente. Macché leggero. «Stasera ho parlato di politica, volevo testarmi», è il messaggio finale di Cevenini. Poi, rivolto al pubblico: «Sono in campo con voi con tutte le energie possibili». Entusiasmo e applausi. Senza tregua.

NON PUÒ dire «sono candidato» perché stavolta il nome non può uscire così. L’intervistatrice gli fa la domanda che aspettava. Quella che gli consente di chiarire il concetto tanto caro al segretario provinciale del Pd, Raffaele Donini. «Se il partito mi chiede di candidarmi? Non esiste, non esiste — è deciso —. Questa è una certezza. L’appoggio della gente è l’elemento fondamentale. Chi è candidato dovrà sentirne la grande forza. La gente conta anche per salvare i partiti».
IL PD che oggi punta su di lui — dietro le quinte hanno già detto sì Romano Prodi e Pierluigi Bersani, e poi via via nella filiera — è lo stesso che l’altra volta l’aveva affossato con quel marchio, ‘leggero’, che oggi dev’essere cancellato. Si commuove la moglie Rossella, in prima fila con la figlia Federica. Ci sono anche tanti ragazzi, qualcuno ascolta, ancora non ha deciso. Lorenzo Sassoli de Bianchi è seduto accanto al segretario Donini. Ha ricambiato la cortesia, Cevenini era andato ad ascoltare lui. Invece molta nomenclatura è rimasta a casa. Stavolta guai a dare l’idea che c’è un’investitura, il titolo della storia è cambiato. Però la lettiana Daniela Turci non si trattiene. Abbraccia una signora con i capelli raccolti e la indica al cronista: «E’ Fosca Prodi, sorella di Romano che è in Cina». Domanda: signora, ha scelto Cevenini come candidato? Sorriso gentile: «Sono qui per ascoltare».

MIRKO Divani, volto noto nel Cinzia-gate, sta in piedi, in fondo, con la famiglia. E’ una persona provata ma stasera ha voluto essere qui «perché Cevenini mi ha sposato, due anni fa. Nella foto delle primarie ci siamo anche noi». Donata Lenzi, parlamentare democratica, sul palco con i politologi, ricorda: «Sono stata assessore alla Sanità per dieci anni, Cevenini non mi ha mai raccomandato un primario». Il sempre più candidato sulla materia si raccomanda: «Avanti con l’integrazione, pubblico e privato devono andare insieme». Ad ascoltarlo c’è anche Augusto Cavina del Sant’Orsola. In fondo Bruno Papignani, leader della Fiom. Ha visto quanta gente? Non si commuove: «In quanti votano a Bologna?». Ignazi fa una raccomandazione al Cev, gli suggerisce di stare attento a «non trasformarsi da boa in faro». Cevenini lancia il suo programma. Meglio la ferrovia del metrò, se come pare non ci sono i soldi per finirlo. Assolutamente sì al passante nord. Avanti sul Civis. Sogna il centro pedonalizzato «ma stando con i piedi per terra». Nei punti più delicati se la cava così: «Non escludo nulla». Lo dice ad esempio quando deve prendere una posizione su una proposta controversa, vendere le partecipazioni del Comune in Hera, Fiera, aeroporto. Idea rilanciata da Sassoli. «Penso al patto di sindacato», tenta una mediazione tra l’imprenditore e Duccio Campagnoli, contrario. L’ex assessore regionale non ha ancora sciolto le riserve ma le voci lo danno sul punto di ritirarsi dalle primarie. Che a questo punto potrebbero vedere Cevenini come candidato unico del Pd. Sfidato magari da un concorrente di Sel. L’uomo del popolo — applauditissimo ma anche convincente — mette paletti chiari: «Non è che io perdo le primarie e te la faccio pagare con una lista civica. Questo non deve accadere. Sono arrivato secondo dopo Delbono e non ho fatto il vicesindaco. Primo alle regionali e non sono entrato nella giunta. Ma non per questo mi sento come uno che ha perso posti». Sulla squadra di governo dà un messaggio: «Dovrebbe essere espressione di totale fiducia del candidato». Poi va a salutare Giacomo Venturi e gli altri, all’osteria.

di Rita Bartolomei


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