Bologna, 12 ottobre 2017 - Il ricorso-bis è stato presentato ieri sera e domani con ogni probabilità arriverà il responso della commissione regionale di garanzia.

Dopo il respingimento di via Rivani, la battaglia legale di Luca Rizzo Nervo sulle tessere “strane” al Pd di Bologna in vista del congresso provinciale a cui è candidato approda all’ultimo grado disponibile di giudizio. La richiesta contenuta nel ricorso è la stessa presentata in primo grado: la sospensione di quella certificazione degli iscritti che in pratica ha definito l’elettorato della competizione per la segreteria provinciale. Se il livello regionale accoglierà il ricorso tutto il congresso verrà verosimilmente ‘congelato’ in attesa che si siano sanate le eventuali irregolarità.

Già oggi sono previste le prime consultazioni in due circoli. Ma l’ex assessore considererebbe un “primo segnale in controtendenza rispetto a quanto visto fin qui” anche il rinvio delle votazioni “magari alla fine del percorso congressuale” nei tanti circoli cittadini, almeno una decina (Galvani, Passepartout, Mazzini, Murri e Belle Arti i piu’ noti), sui quali sono state segnalate anomalie più specifiche.

In attesa del responso Rizzo Nervo, in una conferenza stampa tenuta oggi, ha sgomberato il campo da qualsiasi ipotesi di addio al partito in caso di sconfitta. “Io il 26 ottobre riconoscerò il segretario eletto. A sua tutela, che sarà la mia se vincerò, credo sia necessario fornire tutti gli elementi di chiarezza che tolgano alibi”.

Rizzo Nervo ha anche smentito di lavorare per il commissariamento della federazione e di valutare una uscita dal Pd. “Nessuno ha chiesto o aspira al commissariamento. Smentisco anche- ha detto l’ex assessore- che se il congresso va male qualcuno se ne andrà. Non c’è cosa più lontana da me e dai miei sostenitori uscire dal Pd”. La partita congressuale, inoltre, “la gioco e la giocherò in qualsiasi condizione”.

Rizzo Nervo ha rivolto anche un appello agli iscritti dem: “Non hanno assistito ad un dibattito particolarmente piacevole, ma vadano a votare perché non c’è antidoto migliore della partecipazione degli iscritti”.