Bologna, 30 dicembre 2017 - «Io non sento nessuno che mi dica che non stiamo facendo». E’ l’unica frase rivolta al passato che sfugge a Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna. Per il resto, lo sguardo del governatore è fisso al futuro. Al 2018, anno chiave, con le elezioni politiche in arrivo e quelle regionali dell’anno successivo già dietro la porta: «Ricandidarmi? Se ci sarà bisogno, io ci sarò. Per il resto voglio consegnare una Regione che sia punto di riferimento per l’intero Paese». 
Presidente, quale sarà la priorità dell’anno che verrà? 
«Mettere il 5 davanti alla cifra della disoccupazione. E’ il momento buono per scendere sotto il 6%, lo dico con prudenza, ma con determinazione. Quando fui eletto eravamo sopra il 9%, nel frattempo abbiamo lavorato molto con le parti sociali, gli unici in Italia a farlo. E se ci verrà concessa l’autonomia, ce la faremo». 
Ecco, l’autonomia. La sfida più ambiziosa della sua amministrazione. Teme un rallentamento con il cambio di Governo? 
«Intanto ce n’è uno in carica e puntiamo a firmare un pre-intesa entro la fine di gennaio. Sarebbe un evento storico. Con il prossimo esecutivo lavoreremo comunque, perché serve una legge per sancire questo passaggio». 
Avete stanziato 110 milioni per l’edilizia scolastica. A cosa saranno dedicati? 
«In programma ci sono 300 nuovi interventi, in alcuni casi si tratta di scuole che verranno costruite da zero, in altri di riqualificazione e messa in sicurezza. L’obiettivo è semplice: avere luoghi belli e sicuri dove studiare e insegnare meglio, tanto che presto porteremo la banda larga in altri 1.000 istituti. E poi dare una boccata di ossigeno al mondo dell’edilizia, che ha sofferto più di tutti la crisi». 
Sarà l’anno buono per la Cispadana? 
«La Regione ha fatto tutto quello che doveva fare, ora tocca al Governo. Se ne parla dagli anni Novanta, quando ero assessore, ma resta un’infrastruttura fondamentale: servirebbe il distretto biomedicale e quello turistico, senza dimenticare l’effetto di alleggerimento su Bologna».
Capitolo sanità. 
«Abbiamo due sfide davanti a noi: la riduzione delle liste d’attesa dei ricoveri per gli interventi chirurgici e la riorganizzazione dei Pronto Soccorso. Dobbiamo aumentare la loro qualità, garantire più privacy e più velocità, ma anche spiegare ai cittadini che non sono ambulatori dove rivolgersi per ogni problema». 
Come funzionerà la nuova legge sulla musica? 
«Sulla falsariga della ‘Film Commission’, che ha portato ottimi risultati sul territorio. C’è già 1 milione di euro dedicato alle produzioni musicali, ai luoghi dove suonare e a tutta la filiera legata a questo mondo. Insomma, per noi con la cultura si mangia, eccome».
Tra tre mesi si vota. Teme di perdere pezzi in giunta? 
«La mia squadra rimarrà pressoché completa fino a fine mandato».
Pressoché? 
«Non impedisco a nessuno di ambire ad altro, anzi mi gratifica perché vuol dire che abbiamo scelto figure di rilievo. Se ci sarà bisogno di un avvicendamento, lo faremo, ma ci saranno ben pochi cambiamenti». 
Che effetto le fa una campagna elettorale contro i suoi predecessori Errani e Bersani?
«E’ innaturale, non lo nascondo. Non avrei mai pensato di avere contro Vasco. Dobbiamo tenere i toni più civili possibile, perché nei prossimi due anni si vota in tre quarti dei Comuni della Regione e servirà un’alleanza larga di centrosinistra, come la mia in Regione. Però, piaccia o non piaccia, se si vuole battere Berlusconi e Grillo, è impossibile farlo senza il Pd». 
Si ricandiderà nel 2019? 
«Meglio essere prudenti di questi tempi, quattro anni fa avrei dovuto fare tutt’altro. L’importante è proteggere la Regione da vittorie alternative, se poi si riterrà che possa dare una mano, Bonaccini ci sarà».