Casalecchio (Bologna), 20 giugno 2017 - Questione di stile, oltre che di area merceologica. Quando Maurizio Maccagnani, presidente de ‘La Spaziale’ (VIDEO), l’azienda-mito delle macchine per il caffè espresso da bar, chiede a chi arriva nel suo ufficio a Casalecchio se per caso vuole un caffè, a risposta affermativa non corrisponde una telefonata alla segretaria. Il bancone montato davanti al suo ufficio, per intenderci, non è per bellezza: funziona davvero, basta saperlo usare. È un punto cruciale: «Il saper-fare – ragiona Maccagnani mentre carica la macchina – è da tempi non sospetti parte integrante della nostra strategia».

Maccagnani, voi producete e vendete le macchine. Saper fare il caffè non è un problema dei baristi?

«È anche un nostro problema, invece. Perché la qualità del caffè che viene servito in un bar che ha in bella mostra una nostra macchina coinvolge anche noi. Così ai circa mille baristi, ristoratori e studenti dell’alberghiero che frequentano ogni anno i nostri training center insegniamo a fare il caffè, montare il latte, a realizzare le decorazioni sui cappuccini e soprattutto a effettuare una buona manutenzione che renda eterna la macchina».

Fare macchine eterne, per un produttore sarà è una buona tattica?

«(Ride, ndr). Ovviamente le macchine che produciamo oggi, dalle più semplici alla S40, la top di gamma realizzata per i nostri 40 anni, o la S50 che uscirà nel 2019 per i nostri cinquanta, sono lontane un abisso dalle prime. La tecnologia e la ricerca hanno portato al controllo in bluetooth delle erogazioni, all’autoregolazione in base alla stagione e a molto altro. Ma poi ci capita di girare il mondo e trovare nostri vecchissimi modelli, perfettamente funzionanti senza aver mai visto un manutentore. Un orgoglio».

Qual è il segreto?

«Per noi è un brevetto del fondatore, Adriano Cacciari, che rivoluzionò il settore non consentendo di non scaldare l’acqua, ma di usare il vapore generato a partire dall’acqua corrente».

I vantaggi?

«Due, principali: abbattere la formazione del calcare, quindi la manutenzione. E consentire un notevole risparmio energetico. Argomento oggi cruciale, che nel ’69 era del tutto alieno».

Perché tanta attenzione al design?

«Le macchine per il caffè, così imponenti e piazzate sul bancone, sono la prima cosa che vede chi entra in un bar. Per questo alla fatica di realizzarne sempre più affidabili, si somma lo sforzo a fare macchine belle, nello spirito del primo nomignolo, La Spaziale, a cui dobbiamo nome e successo».

La frontiera di oggi?

«Il servizio: un’assistenza diretta sulle macchine, la formazione di tecnici in tutto il mondo, e quella di baristi e ristoratori. A parità di qualità, nel tempo, la formazione e il servizio sono oggi la nostra marcia in più».

E il futuro?

«Le macchine professionali a cialda, che aprono nuovi mercati, soprattutto all’estero e nei luoghi non prettamente dedicati alla ristorazione come le hall degli hotel o i circoli privati. Un modo del tutto diverso di fare il caffè, ma con la cura e la qualità di sempre».