Casalecchio (Bologna), 17 ottobre 2017 – L’ingresso della nuova sede di GetConnected (VIDEO), a Casalecchio, è dominato da giganteschi Lego. «È perché vorremmo che la nostra sede – spiegano Alessandro Rizzoli e Federico Sita, che fondarono l’azienda nel 2008 – sia un luogo dove sbizzarrire l’inventiva e la creatività». Per farlo non ci sono solo le costruzioni, ma anche i muri, su cui i dipendenti sono autorizzati a prendere appunti e fare schemi...

Rizzoli e Sita: bello, ma poi ogni quanto vi tocca ridipingere?

«(ridono, ndr). Si tratta di una vernice speciale: si pulisce con una spugna».

Ed è utile?

«Ci piaceva l’idea di non costringere le idee nei confini di una lavagna. E abbiamo visto che funziona. È una delle tante cose imparate in Inghilterra».

La frequentate spesso?

«Tra il 2011 e il 2014 abbiamo consegnato l’azienda a un manager e siamo andati lì a fondare una startup».

E dopo?

«Siamo tornati, arricchiti di esperienza, pronti per imprimere a GetConnected una nuova accelerata».

Eppure il ’14 non era un anno facile.

«Avevamo un precedente: quando decidemmo di lasciare i nostri lavori per lanciarci in questa impresa era il 2008: l’avvio della Grande Crisi».

Dove vi siete conosciuti?

«Da studenti a Ingegneria elettronica. E siamo rimasti in contatto anche dopo, quando abbiamo iniziato a lavorare prima in azienda, poi da liberi professionisti. Finché, incoscienti al punto giusto, ci siamo messi in proprio».

‘Realizziamo soluzioni digitali complesse’. Traduca.

«Oggi siamo organizzati su tre differenti business unit. Con la prima sviluppiamo prodotti su misura per i clienti. Siamo come dei sarti: un’azienda viene a sottoporci un problema, avrebbe bisogno di un applicativo digitale risolverlo, e noi ci adoperiamo per crearlo, in molti casi entrando a far parte, nei fatti, della ricerca e sviluppo dell’impresa».

La seconda business unit?

«Si occupa di ‘smart working’, lavoro intelligente: implementiamo e personalizziamo i prodotti della Atlassian, un gigante del settore, che ha soluzioni per i progetti aziendali condivisi e per la gestione della conoscenza e delle informazioni in azienda».

La terza?

«E-commerce avanzato».

Avanzato, in cosa?

«Una volta si trattava di portare la propria vetrina online. Oggi la frontiera, una delle tante, è un ritorno all’offline. Ad esempio: ho guardato un prodotto su un e-commerce, ma poi non l’ho acquistato. Sto passeggiando in città e capito davanti a un negozio che ha quel prodotto di cui ho solo accarezzato l’acquisto online. Il mio cellulare trilla e un’app mi avverte che, se voglio, posso entrare, guardarlo dal vivo e magari comprarlo. Non più online, ma al bancone di un negozio... dopo essere passati dall’online».

Nel futuro?

«Ci sono nuove sedi in altre città, di sicuro Roma e Milano e, chissà, qualche aggregazione. Per crescere, e magari creare qualcosa si più ampio».