MARCO BIAGI è stato ucciso sotto casa sua da un atto terroristico martedì sera 19 marzo 2002. Il primo pensiero che questo omicidio a tradimento mi ispira riguarda proprio la matrice terroristica del delitto: la morte è sempre atroce, ma quella perpetuata da un terrorismo anonimo è ancora più difficile da assolvere.
Dal momento della sua scomparsa ciò che forse è ancora inspiegabile è l’imbarazzo delle forze politiche di sinistra a chiamare la Legge scritta da Marco Biagi con il suo nome. Nei dibattiti parlamentari vi è stata una specie di direttiva occulta in tutti gli interventi degli esponenti del centro sinistra a chiamare “Legge Biagi” quello di cui si stava discutendo: si è continuato a chiamarla “Legge 30” e quando si doveva discutere il contenuto vi è sempre stata una specie di rincorsa a contrapporla al “Pacchetto Treu” che veniva considerato la vera riforma del diritto del lavoro. In altre parole non solo il nome dell’autore imbarazzava ma lo stesso contenuto veniva considerato assorbito dalla legge precedente.
EPPURE, uno dei punti cardine della Legge Biagi era l’aver continuato la riforma del ministro Treu approfondendo e sviluppando la parte riguardante il lavoro flessibile. La caratteristica dell’approccio di Marco Biagi credo risieda nella sua capacità di studiare le situazioni contingenti per proiettarle in un futuro che superava i confini di una legge nazionale. E proprio in questa sua visione aperta riscontro un secondo aspetto della produzione legislativa del giuslavorista ucciso: la modernità del pensiero di Biagi risiede nel fatto che egli aveva una visione europea e internazionale dei fenomeni che analizzava.
I suoi studenti riferiscono che spesso amava fare lezioni in inglese, proprio per abituare i suoi allievi a seguire ciò che avveniva fuori dei nostri confini nazionali. Anche per questa ragione aveva un approccio moderno, sapeva cioè intuire quei cambiamenti che sarebbero intervenuti nel nostro Paese come naturale effetto dell’integrazione europea in atto, soprattutto se paragonata alle economie dei Paesi avanzati.
Biagi ha sempre accostato la sua tendenza, da emiliano genuino, a vedere soluzioni pratiche e attuabili anziché indicare tendenze poco probabili ad essere attuate. Un esempio viene proprio dall’approccio che egli ha dato ai suoi studi relativi alle cooperative, dove la ricerca continua di nuove soluzioni mai disgiunte dalla possibilità della loro applicazione pratica aveva dato un contributo determinante alla Legge emanata nel 2001.
Questa sua caratteristica di tenere fermo lo sguardo a quanto avveniva nei Paesi economicamente più sviluppati e nel contempo tenere conto del contesto italiano nel quale si poteva operare lo portava spesso a proporre soluzioni del tutto innovative nel nostro diritto del lavoro.
PROBABILMENTE questa sua caratteristica lo discostava dai suoi colleghi di lavoro e ne faceva un pericoloso nemico per coloro che avevano interesse a che le condizioni di lavoro restassero immutate per operare speculazioni che potevano anche avere una rendita politica.
E’ questa un’altra delle eredità che Marco Biagi ha lasciato ai suoi studenti di allora e ai politici di oggi.
Giampaolo Bettamio Senatore di Forza Italia