UN MARTIRE DI TUTTI

La Fondazione Gualandi:
'I soldi ci sono serviti a completare l’asilo'

'Ha fatto tutto il padre di un nostro piccolo ospite. E’ stato lui, nel 2007, a segnalare al Carlino l’attività della Fondazione. E così la notizia dei 9mila euro del secondo classificato al Premio Biagi, l’abbiamo appresa da una telefonata del giornale"

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adele messieri «HA FATTO tutto il padre di un nostro piccolo ospite. E’ stato lui, nel 2007, a segnalare al Carlino l’attività della Fondazione. E così la notizia dei 9mila euro del secondo classificato al Premio Biagi, l’abbiamo appresa da una telefonata del giornale», racconta la signora Adele Messieri, consigliere delegato alle attività della ‘Fondazione Gualandi’. C’è un silenzio antico, nell’immenso complesso nel cuore di Bologna. Sale e saloni, chiostri, corridoi e cortili, finestre, battenti e scale, terrazze, cancellate e giardini. «E’ un ex convento. Un signore bolognese lo fece costruire nel 1500 per le sue sei figlie», illustra la signora Messieri.
 

Secondo premio, 9 mila euro.
«Sono serviti per potenziare quel che facciamo per i bambini, ma anche per completare i lavori nell’asilo nido aperto in settembre. Alla cerimonia c’erano il cardinale, il sindaco e altre autorità. E’ venuta anche la signora Biagi e ci ha fatto piacere. Ma il Premio è stato utile anche per fare conoscere ai bolognesi il nostro impegno, senza scopo di lucro, verso la città. E l’asilo ne è un esempio».
 

Unico nel suo genere.
«Non è per i sordi, ma per tutti e con tutti gli strumenti per sviluppare al meglio la comunicazione. E’ convenzionato al 100 per 100 con il Comune e per l’accesso sono privilegiati i bimbi sordi. Un’altra caratteristica riguarda il giardino. Fa parte dell’ambiente educativo ed è, in sostanza, un’aula all’aperto abbellita da salici e da piante officinali».
 

La Fondazione Gualandi è nata nel 2003 sulle ceneri dell’antico istituto.
«Una scelta giusta e, praticamente, obbligata perché dagli anni Novanta, quando la scuola pubblica ha deciso di accogliere anche i sordi, la vecchia struttura voluta da don Gualandi e nella quale i giovani senza udito confluivano da tutt’Italia, ha perso via via significato»
 

L’Istituto ha diverse sedi.
«Possiede immobili a Giulianova, a Roma, a Guidonia, a Firenze e in altri luoghi. Un patrimonio vitale perché gli enti contribuivano alle spese per i ragazzi dei rispettivi territori. Poi la situazione è cambiata».
 

A quel punto avete dovuto cambiare programma.
«Quando sono entrata nel consiglio di amministrazione, alla fine degli anni Novanta, è nata l’esigenza di mettere a reddito il patrimonio per aiutare i sordi. E così, nel 2003, abbiamo deciso di trasformare l’Istituto in una Fondazione impegnata in una serie di iniziative di sostegno ai ragazzi e alle loro famiglie. Il tutto senza interferire con quanto già fanno gli enti».
 

 

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