Alessandra Servidori, in qualità di consigliera nazionale delle Pari Opportunità aderisce al Premio Biagi. «La vera risposta alle difficoltà dei nostri figli — scrive — e di tutte le persone che rischiano l’esclusione sociale è mettere tutte le giovani e i giovani nelle condizioni di dare il meglio di sè secondo le diverse inclinazioni. Questo è l’insegnamento di Marco Biagi e il valore del Premio che con questo evento aiuta i più deboli e la città a non dimenticare un magnifico maestro di vita».
«NO, non posso smettere». A tale conclusione – lo ha affermato Marina Orlandi – era arrivato Marco Biagi poche ore prima di essere ucciso, sette anni fa. Temeva da tempo per la propria incolumità, ma era troppo deciso a portare avanti con ostinazione il progetto rivolto a cambiare quello che per lui era il peggior mercato del lavoro d’Europa. E per la prima volta avvertiva di averne l’opportunità. Marco è l’ultima vittima di un terrorismo endemico che lasciato una lunga traccia di sangue e di dolore nel corso ormai di parecchi decenni.
EPPURE in nessun altro caso la ricorrenza di un assassinio brigatista viene ricordata con tanto fervore di iniziative. A consegnare i premi de il Resto del Carlino sarà a Modena il presidente della Repubblica, nel cuore dell’eredità più viva e palpitante di Biagi: quella Fondazione di cui è solerte animatrice e guida sua moglie Marina. A Bologna, nella sede del quotidiano petroniano, terrà la commemorazione ufficiale il ministro Maurizio Sacconi, che non solo era amico del professore, ma che si è assunto l’impegno di portarne a compimento il pensiero e le intuizioni.
Anche il Comune ricorderà l’anniversario con il consueto consiglio comunale straordinario. In queste ultime settimane è uscito un volumetto di Umberto Romagnoli sui giuristi del lavoro che dovrebbe suscitare un dibattito sul loro ruolo nell’attuale contesto socio-economico:un confronto che dovrebbe aiutare a capire meglio perché la memoria di Marco Biagi si proietta - tuttora e in una prospettiva più profonda - sullo scenario della nostra cultura giuridica, la quale, salvo le lodevoli eccezioni di alcune personalità (come Pietro Ichino), soffre ancora di impotenti nostalgie per il diritto del lavoro degli insiders, per un sistema di garanzie adatto ad un mercato del lavoro tolemaico, che non aveva ancora conosciuto la rivoluzione della globalizzazione.
Il cruccio di questa scuola giuridica è quello di riportare la realtà effettiva all’interno dei suoi canoni (sempre meno culturali e sempre più ideologici). E quando l’operazione non riesce, perché i dati dell’economia sono più forti di qualunque norma, la cultura giuslavoristica tradizionale rimuove il fenomeno, lo definisce irregolare, precario, non conforme a quegli standard virtuosi sui quali ha edificato il proprio sapere. L’originalità di Marco risiedeva invece nel riconoscere uguale dignità giuridica a tutte le espressioni del lavoro.
L’ANIMA, la forza, l’attualità del pensiero di Marco Biagi si trova oggi più che mai nell’accordo sulla riforma della contrattazione, nel modello di relazioni industriali del Libro verde del ministro Sacconi: la diffusione e il ruolo degli enti bilaterali assumono una funzione di sussidiarietà orizzontale (rispetto all’intervento primario dello Stato) nei campi delle politiche del lavoro, di tutela del reddito e di avvio di un nuovo modello collaborativo di politiche attive. Dalla parte del lavoro, sempre, ieri come oggi.
Alessandra Servidori * Consigliera nazionale di parità