Casalecchio (Bologna), 2 maggio 2014 - LA MOTO MORINI lascia Casalecchio. Anzi: la Moto Morini ha già lasciato lo stabilimento di via Porrettana e ha trasferito sede e produzione nella nuova fabbrica di Trivolzio, provincia di Pavia ma nei fatti hinterland di Milano. La proprietà che aveva rilevato l’azienda dopo il fallimento, a poco più di due anni dalla ripresa delle attività ha staccato l’aquila d’oro dalla facciata della palazzina di Casalecchio per portarla in Lombardia. Bologna così ha perso un suo marchio storico che senza clamore, quasi ‘a motore spento’, nelle scorse settimane ha trasferito nel Milanese il magazzino, la linea di montaggio e anche buona parte dei lavoratori coi quali Sandro Capotosti e Ruggeromassimo Jannuzzelli nella primavera del 2012 ripresero i fili di un’avventura iniziata 90 anni fa sotto le Due torri.

DOPO il fallimento, la liquidazione e l’asta giudiziaria che nel luglio 2011 vide la Eagle Bike aggiudicarsi l’azienda per 2 milioni di euro (oltre all’utilizzo con comodato gratuito dello stabilimento per due anni) la nuova proprietà aveva riaperto i battenti e riacceso le speranze per i 30 dipendenti rimasti. Ne aveva assunti di nuovi e ripreso la produzione dei modelli di punta della casa, fissando però la sede amministrativa a Milano e inaugurando un sistema di vendita on-line legato a pochi show room: Casalecchio, Milano, Genova, e in prospettiva un punto vendita a San Pietroburgo.

LO SCORSO anno era arrivato anche un nuovo modello: la Rebello 1200 Giubileo, moto da strada ispirata a una delle moto più belle del passato della Moto Morini. A rendere difficile la ripresa prima il furto misterioso di buona parte del magazzino degli stampi nel deposito di Crespellano, poi la rumorosa polemica con Hera sul costo dell’energia. Ma le difficoltà maggiori sono state quelle di un mercato inizialmente ‘drogato’ dalla vendita di Morini a prezzo di saldo nel periodo della lunga fase di liquidazione, e poi dalla crisi generale del settore. Fatto sta che lo scorso anno le moto vendute sono state poco più di 200 e che anche per quest’anno le previsioni di vendita non vanno oltre i 3-400 esemplari. Cifre che da sole spiegano la necessità di trovare uno stabilimento più piccolo, meno costoso da gestire e più comodo nella gestione logistica.

Gabriele Mignardi