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All'asta Due Torri di cioccolato
e solidarietà

I panificatori per Fanep e Piccoli grandi cuori

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HANNO lavorato instancabilmente per tutto il Salon du Chocolat (la kermesse internazionale che si è tenuta in Fiera lo scorso fine settimana) come portabandiera della specialità gastronomica bolognese e della solidarietà, dal momento che tutti i ricavati dei tre giorni di vendite sono andati alle associazioni Fanep e Piccoli grandi cuori. Non contenti, i pasticcieri dell’Associazione panificatori di Bologna si sono imbarcati in un progetto ‘monumentale’: realizzare il simbolo della città, le Due Torri, in cioccolato. Ed eccolo qui, il capolavoro che è costato due settimane di duro lavoro: «Prima di tutto non è stato facile trovare le esatte misure delle Torri — spiega Giuseppe Paparesta, autore dell’opera —. Volevamo riprodurre fedelmente il monumento in ogni suo dettaglio, impresa più difficile di quel che sembra: ad esempio, pochi sanno che anche la Torre Asinelli pende leggermente; essendo inclinata verso via Rizzoi, punto di osservazione privilegiato, non è facile accorgersene. In Sala Borsa abbiamo finalmente trovato tutti i dati che ci servivano. Abbiamo poi realizzato un modello in scala 1:50 in cartone, che abbiamo utilizzato come riferimento per realizzare i ‘muri’ di cioccolato».
 

Non è finita qui: gli ottocento buchi che ricoprono le pareti delle Torri (500 sulla Asinelli e 300 sulla Garisenda) sono stati fatti tutti a mano, con una precisione quasi maniacale. «È stata usata la stessa tecnica di costruzione utilizzata all’epoca: abbiamo assottigliato le pareti man mano che l’altezza saliva per fare in modo che la struttura non crollasse su se stessa» conclude il pasticciere-architetto Paparesta. Dulcis in fundo, una passata di ‘colore’, usando il latte come pittura naturale che, spennellata qua e là, ha reso perfettamente le varie gradazioni delle Torri, mentre venivano riprodotti fedelmente anche i più piccoli dettagli.
Risultato: 100 chili in bilico tra arte e gastronomia. Essendo fatta solo di cioccolato, l’opera è totalmente commestibile: è quindi ancora più difficile resistergli.
«Speriamo che le Torri vengano acquistate da enti locali, banche, associazioni o fondazioni, per essere esposte e non mangiate» confida Francesco Mafaro, presidente dell’Associazione. L’opera infatti è stata messa all’asta e il ricavato sarà devoluto alle associazioni Fanep e Piccoli grandi cuori. Si parte da una base di 2mila euro; per informazioni e offerte è possibile rivolgersi alla dottoressa Diolaiti allo 051-361503.

di VALERIA MELLONI