Bologna, 26 luglio 2017 - Ci sono i giovani rapper arrabbiati e socialmente consapevoli e i post melodici napoletani, c’è la canzone d’autore e il metal dalle atmosfere plumbee e incombenti. Un viaggio nelle infinite diversità del pop, nei percorsi possibili della musica italiana che, mai come in questo momento, attraversa un periodo di esuberante creatività. Come dimostrano i brani, circa 150, arrivati per la prima edizione del BMA-Bologna Musica d’Autore, il concorso per nuovi talenti voluto da Fonoprint che, nella gestione dell’imprenditore Leopoldo Cavalli, è, sempre di più un centro obbligato della scena sonora nazionale. Non più solo studio di registrazione, ma laboratorio aperto e in costante movimento. Questa l’atmosfera che si respira nelle sale ad altissima tecnologia di via Bocca di Lupo, la ‘casa’ di artisti come Il Volo e gli Stadio, di Lucio Dalla e Laura Pausini, ma anche dei ‘nuovi’, come Carmen Alessandrello e Jacopo Michelini.

Rilevata da poco più di un anno da Cavalli, la Fonoprint, che ha compiuto 40 anni, oggi non è soltanto l’ambiente dove è nata e si è sviluppata la grande musica d’autore italiana, ma è un luogo di produzione, dove prestigiosi produttori e arrangiatori come Celso Valli, Beppe D’Onghia e Guido Elmi e fonici come Maurizio Biancani mettono adesso le loro competenze a disposizione di una generazione di nuovi talenti. Consapevoli che qui, al di là della retorica, si sono consumate alcune delle esperienze che hanno cambiato per sempre il pop italiano. Basti pensare a quando un giovane Zucchero fu raggiunto in quelle sale dai leggendari Memphis Horn, la sezione fiati di Oris Redding, per registrare Blue’s nel 1987. In quei giorni nella sala di via Bocca di Lupo comparve improvvisamente il sassofonista Clarence Clemons, componente della E Street Band di Bruce Springsteen. «Sembravano tempi destinata ad essere archiviati dalla storia – dice Cavalli – ma la Fonoprint è il vero gioiello degli studi italiani. Se Bologna è città della Musica Unesco il merito è del lavoro che qui è stato fatto e che si farà».

Lui, molti anni fa, prima di dedicarsi con successo all’azienda di arredamenti di lusso Visionnaire, qui ci era già stato. Ma in altre vesti. «Come si decide di investire in una attività come questa venendo da un mondo del tutto diverso? Semplice, per pura passione. Io qui, tanto tempo fa, arrivai con la mia cassettina registrata in casa. Volevo fare il cantautore, sapevo che alla Fonoprint venivano artisti come Dalla e gli Stadio. E speravo di diventare come loro». Non è successo, di quel nastro si sono perse le tracce, ma Cavalli adesso si divide tra la sua impresa centrale e questa ‘fabbrica’ dove si registra a ogni ora del giorno e della notte. Qui sono celati tesori preziosi, che solo raramente riemergono. È il caso, per fare un esempio, dei master delle registrazioni live di straordinari duetti tra Lucio Dalla e Luciano Pavarotti, quando il cantautore si innamorò della lirica. In occasione delle giornate A casa di Lucio è stato possibile ascoltare le versioni appena incise, prima del mixaggio e di qualsiasi intervento di produzione, di Caruso. Chi c’era non è riuscito a trattenere le lacrime.

(2.continua)