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Alberto Ronchi dj a Bolognetti SCRIVi La tua playlist

La scaletta dell'assessore

Lunedì a Vicolo Bolognetti Ronchi seleziona i vinili per una serata tutta dedicata a John Lydon, al rock al post punk Scrivici  la tua playlist del cuore

di Benedetta Cucci

L'assessore Ronchi lunedì seleziona dischi a Vicolo Bolognetti (Fotoschicchi)
L'assessore Ronchi lunedì seleziona dischi a Vicolo Bolognetti (Fotoschicchi)

Bologna, 14 luglio 2012 - NON È la prima volta che Alberto Ronchi si presenta al pubblico in veste di selecter. Del resto, il soprannome che il nostro responsabile della cultura in Comune si è guadagnato è quello di “assessore rock”. Così lunedì sera dalle 21,30 in vicolo Bolognetti, nell’ambito di una delle programmazioni estive dove lo si è potuto vedere più spesso (l’ultima apparizione al concerto dei Wooden Shjips) Ronchi prenderà il suo posto nella mini rassegna “Il collezionista”, quasi una radio dal vivo dove l’ospite (sono già passati Emidio Clementi e Davide Toffolo) presenta una selezione di brani, quasi fosse una trasmissione. Non aspettatevi quindi l’assessore intento a produrre mix danzerecci, qui l’ascolto la fa da padrone. E poi, trattandosi di una serata monografica dal titolo ‘Pil Zone’ sui Public Image Ltd...

Perché proprio i P.I.L., assessore?
«Li amo più di tutti, è la band che fonda John Lydon nel 1978 dopo aver abbandonato i Sex Pistols durante il tour americano. parliamo di post punk dunque che ha una data di nascita: per me con First Issue, il primo lavoro. Rotten era il simbolo del punk ma con il nuovo progetto ci sono tanti altri suoni che nascono, basti pensare alla contaminazione con il sound giamaicano».
Una band seminale quindi…
«Lydon con il chitarrista Keith Levene e il bassista Jah Wobble danno vita a qualcosa di nuovo. Se fino ad allora i chitarristi erano stati per un tripudio di suoni, Levene invece li toglie».
Come sarà la scaletta?
«Probabilmente seguirò un ordine cronologico e poi avrò anche un microfono per raccontare qualcosa».
Ma si porterà i vinili da casa?
«Certo, forse non tutti visto che ne hanno fatti 11, ma almeno i primi quattro sì».
Il post punk è quindi il suo periodo storico d’elezione?
«Sono cresciuto con questa musica, era un periodo esplosivo, uscivano dischi importanti di band come i Joy Division, Siouxie and The Banshees, i primi Cure e i primi dei Gang of Four e in America c’erano Tom Verlaine, Patti Smith, Talking Heads, Red Crayola, Pere Ubu...».
Quale sarà il suo tocco personale alla selezione del Collezionista?
«Pensavo a un omaggio proprio rivolto a Lydon. Si dice che odiasse la musica degli anni Settanta, pre-punk, e che indossasse una maglietta con scritto “I hate the Pink Floyd”, ma non è vero. Aveva una cultura incredibile e per questo penso che gli dedicherò Zuma di Neil Young and Crazy Horse, disco che amava moltissimo».
 

Benedetta Cucci

La top ten di Ronchi

- Miles Davis “A Tribute to Jack Johnson”
- Syd Barrett “The Madcape Laughs”
- Rolling Stones “Some Girls”
- Bob Dylan “Blood on the Tracks”
- The Grateful Dead “Workingman’s Dead”
- The Kinks “The Kinks Are the Village Green Preservation Society”
- Jimi Hendrix Experience “Electric Ladyland”
- Public Image Ltd “Metal Box”
- Patti Smith “Horses”
- The Ramones “It’s Alive”
 

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