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Red Ronnie: "Metto all’asta con rabbia i miei tesori del rock"

Memorabilia dello showman bolognese domani da Christie’s

di Pierfrancesco Pacoda

Lo showman bolognese Red Ronnie
Lo showman bolognese Red Ronnie

Bologna, 25 giugno 2013 - L’OGGETTO più raro e più prezioso è da qualche anno fuori dal mercato e fa bella mostra come attrazione turistica nell’Hard Rock Cafe di Seattle. «Quando riesci a liberarti di una chitarra appartenuta a Jimi Hendrix, puoi fare a meno di tutto», commenta Red Ronnie a proposito dell’attesissima asta con la quale Christie’s metterà in vendita, a Londra, domani, la sua collezione di ‘memorabilia’ appartenute alle più grandi star del rock. Una decisione che lo showman bolognese meditava da tempo e che arriva dopo aver trascorso gli ultimi anni cercando un dialogo con gli amministratori pubblici, anche a Bologna, per dare una sede a una raccolta che non ha paragoni nel mondo.
 

Allora, Red Ronnie non è così drammatico il distacco da tanto materiale che ha segnato la sua vita, oltre a essere, in alcuni casi, un pezzo importante di storia del rock?
«Mi sono distaccato dall’inevitabile feticismo dell’oggetto nel momento in cui il responsabile dell’Hard Rock Cafe di Seattle mi ha chiesto di acquisire la chitarra di Hendrix. Da allora ho capito che il mio ruolo era, molto semplicemente, quello di un custode di un patrimonio che ha a che fare, non tanto con la musica, quanto con la trasformazione del costume. E mi sarebbe piaciuto che quello che ho accumulato nel corso degli anni, fosse stato a disposizione di tutti, specie dei più giovani».
Invece, non è andata così?
«No, non sono riuscito ad avere un dialogo con chi governa Bologna, dopo che il progetto di un grande polo museale rock, che avrei dovuto realizzare in occasione dell’Expo di Milano del 2015, è fallito con la fine dell’era Moratti. Da allora, gli strumenti, le foto gli oggetti che raccontavano la vita di tanti musicisti erano nascosti nel caveau di una banca. Né io, né tutti gli appassionati di musica potevano goderne. Meglio vendere tutto e utilizzare i proventi per ripartire con una nuova avventura».
Come fece dopo aver ceduto la ‘leggendaria’ chitarra di Hendrix?.
«Allora diedi vita la RoxY Bar, e fu un successo, adesso vorrei dedicarmi alla mia web tv, la RoxY Bar TV, che ha superato i 18 milioni di utenti e che, sempre di più, diventerà un trampolino di lancio per i tanti giovani talenti della musica italiana che non hanno più spazi a disposizione per esprimersi».
Un po’ da Bologna, lei si sente tradito…
«Certo, mi sento come uno che ha riconoscimenti ovunque, ha avuto rapporti con alcuni tra i personaggi più significativi della musica d’avanguardia, ma questo non importa a nessuno. Faccio un esempio: so che a Bologna è in fase di preparazione un evento su Frank Zappa. Io sono stato suo amico, ho delle foto inedite, del materiale mai visto, però non vengo coinvolto».
Si è tolto però altre soddisfazioni, ben più importanti.
«Sì, la più bella è sicuramente quella di essere inserito da Martin Scorsese, nel suo film su George Harrison ‘Living in the Material World’».
Se dovesse dare dei consigli a un acquirente, cosa suggerirebbe tra i tanti oggetti all’asta?
«Gli appunti scritti da Jimi Hendrix nei giorni di Woodstock, che nella sua intenzione, dovevano diventare un poema inedito dedicato al festival stimati circa 30.000 sterline o i testi scritti da Jim Morrison per la canzone ‘LA Woman’ che ha la stessa quotazione.E poi la chitarra genere Stratocaster autografata dai Nirvana. Verrà battuta partendo da 3000 sterline».
Ma lei ha messo in vendita davvero tutto o c’è qualcosa dalla quale non si separerebbe mai?
«Ci sono alcune polaroid erotiche scattate da Jimi Hendrix mentre era in compagnia di alcune ragazze che non arriveranno mai sul mercato. Quelle e un autografo dei Beatles».
 

Pierfrancesco Pacoda

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